Angelo Pidalà, il ritorno nei Nebrodi dopo Roma: una vita ricostruita sulle Rocche del Crasto

di Gabriele Amadore
03/06/2026

Il punto non è soltanto il ritorno di un uomo nel proprio paese. La storia di Angelo Pidalà, originario di Longi, parla di un tema più largo: il rapporto tra chi lascia i piccoli centri siciliani per costruire altrove la propria carriera e chi, a un certo punto, decide di rimettere al centro luoghi, radici e qualità della vita. Pidalà era partito da Longi a 17 anni. La destinazione era Roma. Nella Capitale ha lavorato per 27 anni come hair stylist, attraversando il mondo dello spettacolo, della moda, delle sfilate, dei viaggi e delle trasferte. Una carriera costruita fuori dalla Sicilia, dentro un ambiente dinamico e competitivo.

Poi, intorno ai quarant’anni, la traiettoria si interrompe. Non per mancanza di lavoro, ma per una crisi più profonda. «Stavo male nonostante una carriera ben avviata e una vita realizzata – racconta –. Ma quando hai tutto e stai male, significa che c’è qualcosa che non va. Ho iniziato a pensare davvero a cosa volevo fare da grande. Da lì è cambiato tutto».Da quel momento il ritorno a Longi non è più solo un’ipotesi affettiva. Diventa una scelta di vita. Sulle Rocche del Crasto, nel cuore dei Nebrodi, Pidalà individua il luogo in cui ricostruire il proprio equilibrio: un piccolo capanno di pietra di famiglia, poi trasformato nel Rifugio del Sole.

Dal deserto australiano al Rifugio del Sole

La svolta passa anche da un viaggio lontano dalla Sicilia. Pidalà vola in Australia, nel deserto di Ayers Rock, Uluru per le popolazioni aborigene Anangu. Resta lì 25 giorni. Il viaggio assume per lui un valore personale e spirituale, fatto di silenzi, incontri e riflessioni.«Mi accorsi che la mia anima non era con me – spiega –. L’avevo lasciata nel piccolo capanno di pietra sulle Rocche del Crasto, dove oggi vivo felicemente».Quel capanno, un tempo piccolo bivacco familiare, oggi è il Rifugio del Sole. Si trova tra Longi e Alcara Li Fusi, in una posizione che sintetizza la forza paesaggistica dei Nebrodi. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino a Palermo, alle isole Eolie e all’Etna.

«Sono tornato a casa, a Longi, dove ho costruito la mia vita ideale – racconta –. Questo posto è la mia casa dell’anima. Mi coccola quando sono giù, mi fa sentire in pace con il mondo ed è la fonte di ispirazione per tutto quello che faccio».Per anni Pidalà ha aperto quel luogo anche all’ospitalità, accogliendo nel periodo estivo gruppi di viaggiatori in tenda. Non una ricettività ordinaria, ma un’esperienza legata al rapporto diretto con il paesaggio e con chi lo abita.

«Amo i veri viaggiatori, non i semplici turisti – dice –. Chi viaggia deve essere curioso, deve avere fame di conoscere. Quando qualcuno si ferma qui e ascolta la mia storia, spesso va via con gli occhi lucidi. Il viaggio ha senso quando ti porti dentro non solo il paesaggio, ma anche la storia del luogo e di chi lo vive». La decisione segna un passaggio ulteriore: il Rifugio del Sole non è più soltanto uno spazio aperto agli altri, ma soprattutto la casa stabile in cui Pidalà ha deciso di vivere, nel suo paese d’origine e dentro la natura dei Nebrodi.

Il ritorno non ha interrotto il suo percorso creativo. A Roma, da parrucchiere, aveva ideato acconciature al cioccolato, vere e proprie sculture costruite con tecnica e creatività. In seguito ha sperimentato la decorazione di quadri e ceramiche con un composto a base di cacao, lavorato insieme ad altri materiali per renderlo stabile.Oggi la ricerca artistica guarda al puntinismo, tecnica che lo ha colpito durante il viaggio in Australia. Il nuovo progetto consiste nel dipingere abiti in cashmere proprio attraverso quella tecnica. Anche la pandemia ha inciso sul suo percorso: in quel periodo ha trovato un impiego stabile a Longi, in un laboratorio che confeziona abiti per grandi firme.

«È come se si fosse chiuso un cerchio – racconta –. Da piccolo il mio sogno era fare il sarto».Nel frattempo Pidalà sta scrivendo un libro sulla sua vita, o forse sulle sue molte vite, con l’obiettivo di partecipare a un concorso letterario nei prossimi mesi.

Il valore di una storia che va oltre la biografia

La vicenda di Angelo Pidalà interessa perché sposta il racconto dei Nebrodi fuori dai soli registri del paesaggio e della promozione turistica. Qui il territorio non è sfondo. È il luogo in cui una biografia professionale e personale trova una seconda forma.Il ritorno a Longi non coincide con una rinuncia alla carriera costruita a Roma. È piuttosto una riorganizzazione delle priorità. Dopo anni trascorsi nel mondo dello spettacolo, Pidalà porta nei Nebrodi competenze, relazioni, sensibilità artistiche e una visione maturata altrove. Il risultato è una storia di rientro che non guarda al passato con nostalgia, ma prova a trasformare un luogo familiare in uno spazio di lavoro, ricerca e vita.

C’è anche un elemento più generale. Le aree interne siciliane vengono spesso raccontate attraverso lo spopolamento, la marginalità e la distanza dai grandi circuiti economici. Storie come questa mostrano un’altra possibilità: il ritorno come scelta consapevole, non come arretramento. Non tutti i percorsi sono replicabili, ma indicano una direzione: i piccoli centri possono diventare luoghi di nuova progettualità quando riescono a trattenere o richiamare persone capaci di produrre valore culturale, professionale e umano.Per questo il Rifugio del Sole non è soltanto una casa sulle Rocche del Crasto. È il punto di approdo di una vita divisa tra partenza e ritorno, città e montagna, spettacolo e silenzio, mestiere e ricerca artistica. Dalla Roma dei riflettori a Longi, Angelo Pidalà non ha cancellato il passato. Lo ha riportato dentro un paesaggio che oggi considera il centro della propria identità.

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