Mascherine per famigliari e dipendenti comunali e amici quando durante la pandemia non si trovavano. La condotta illecita sarebbe emersa nelle indagini dei Carabinieri che hanno portato oggi agli arresti domiciliari del sindaco di Opera, Antonino Nocera, della dirigente dell’Ufficio tecnico del Comune del Milanese e di due imprenditori. “Il sindaco di Opera – si legge in una nota – nei primi mesi della pandemia, ha distribuito a stretti congiunti e a dipendenti comunali 2.000 mascherine chirurgiche che erano destinate a RSA e farmacie”.

Oltre al primo cittadino risultano coinvolti anche due imprenditori di Brolo, Rosario e Cono Bonina, padre e figlio, rispettivamente di 71 e 46 anni, titolari della “Veria srl” di Brolo. Nel dettaglio l’imprenditore brolese Rosario Bonina è stato arrestato, il figlio Cono è indagato a piede libero.

L’inchiesta – coordinata dai Procuratori Aggiunti, Alessandra Dolci e Maurizio Romanelli, e dai Sostituti Silvia Bonardi e Stefano Civardi, e condotta dal Nucleo Investigativo di Milano – è stata avviata nel febbraio 2020 per far luce su presunti illeciti posti in essere dalla predetta amministrazione comunale.

Dalle indagini emergere come, nell’arco temporale febbraio – ottobre 2020, il primo cittadino di Opera, con l’adesione incondizionata della dirigente dell’Ufficio Tecnico e l’accondiscendenza di alcuni funzionari e consulenti dell’Ente, abbia sistematicamente interferito in alcune procedure di gara bandite da quel Comune per orientare l’assegnazione di lavori pubblici in favore di imprenditori conniventi, ricevendo da questi ultimi sostanziose utilità.

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Sono state inoltre documentate gravi condotte delittuose di natura ambientale realizzate dagli stessi imprenditori indagati mediante lo stoccaggio, il riutilizzo e l’interramento – in aree di cantiere nel Comune di Opera e in aree agricole all’interno del Parco Sud di Milano – di circa mille tonnellate di fresato d’asfalto ed altro materiale proveniente dalle lavorazioni stradali e da altri interventi appaltati dai Comuni di Opera, Locate di Triulzi, San Zenone al Lambro, Segrate, Monza, attestando falsamente il regolare recupero dei predetti rifiuti speciali mediante “formulari” ideologicamente falsi ottenuti dai gestori di due centri di smaltimento, questi ultimi indagati a piede libero.

Nel corso dell’operazione sono stati, inoltre, notificati una misura interdittiva a un architetto bresciano consulente del Comune di Opera e un decreto di sequestro preventivo di 40mila euro (prezzo della corruzione) a carico dei pubblici ufficiali indagati, nonché di due autocarri utilizzati nella commissione di reati ambientali.