Non avremmo mai immaginato di doverci giocare il Natale su una parola: Speranza. Che è il cognome del ministro della Salute ma è anche la parola su cui scommettiamo in questo Natale difficile e disumano. Siamo abituati agli abbracci, ai baci, agli affetti, alla socialità. Ma le regole, le norme e la necessità ci hanno tolto tutto: hanno tolto a intere comunità il piacere di volersi bene nelle diversità, di augurarsi il bene nonostante le difficoltà e le divergenze.  Ma è solo una parentesi, un momento della storia, un attimo fuggente di esistenze che si sperano lunghe e felici. Un attimo inaspettato e feroce per la conta di vite, di dolori, di disperazione che si porta dietro.

E sui Nebrodi torna sovente il ricordo della Spagnola, maledetta, che ha portato via tantissime vite in un contesto di povertà assoluta. Siamo a un nuovo inizio in comunità che hanno vissuto l’angoscia e la paura e hanno toccato con mano la buona volontà e l’inettitutidine di chi dovrebbe tutelare le comunità ma speso non ha strumenti culturali e amministrativi giusti per farlo. Non è il momento delle chiacchiere, ovviamente: è il momento del fare per dimostrare quanto vale l’operosità delle comunità. E i Nebrodi sono una comunità coesa che sa fare con tante potenzialità e tante eccellenze.

Una comunità forte fondata e cresciuta sulle difficoltà, che ha saputo superare ostacoli difficili e sa come superare anche queste. Perderà, in questo giro, il gusto di tradizioni secolari ma sa già qual è il traguardo da raggiungere: capire la trasformazione in atto che il virus ha solo accelerato, cogliere le opportunità sane che arriveranno, riscoprire il gusto del lavoro, programmare un futuro di crescita e di progresso, lasciatecelo dire, utilizzando al meglio quello che i Nebrodi già hanno.

Auguri!

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