Longi, nel Centro La Petagna la memoria naturale della Valle del Fitalia
A Longi la biodiversità non resta un concetto astratto. Prende forma in nidi, rocce, insetti, orchidee, fotografie, reperti vegetali e animali custoditi nel Centro Naturalistico “La Petagna”, uno spazio che racconta la Valle del Fitalia attraverso ciò che il territorio ha prodotto, conservato e restituito nel tempo.La notizia conta perché nei piccoli centri delle aree interne la tutela ambientale passa spesso da luoghi fragili, nati più dalla passione personale che da grandi investimenti pubblici. Il centro di Longi appartiene a questa categoria: non è soltanto un museo naturalistico, ma un archivio materiale della memoria ecologica dei Nebrodi.
Dietro la raccolta ci sono Lina Pavone e il marito Salvatore Migliore. Il loro lavoro ha trasformato un interesse familiare in un bene messo a disposizione della comunità. Il centro è stato inaugurato 22 anni fa e da allora ha accolto scuole, studiosi, botanici ed esperti arrivati dalla Sicilia, da altre regioni italiane e anche dall’estero.
Dalle fotografie ai reperti, così si racconta la Valle del Fitalia
Il percorso è nato dalla fotografia. Prima ancora dei reperti, ci sono stati fiori, piante, funghi, paesaggi e scorci della Valle del Fitalia osservati e documentati. Da quelle immagini è maturata l’idea di raccogliere materiali legati esclusivamente all’ambiente locale, con un criterio preciso: conservare ciò che appartiene a quel territorio e renderlo leggibile.Nel Centro Naturalistico “La Petagna” sono conservati nidi di uccelli, tronchi, bacche, foglie, farfalle, insetti, animali, rocce, orchidee essiccate in forma tridimensionale e diverse altre curiosità naturalistiche. La raccolta non nasce da una logica predatoria. Gli animali esposti non sono stati uccisi per essere inseriti nel museo. Molti sono stati trovati già morti lungo le strade o in montagna e poi consegnati al professore Migliore, che ha provveduto a farli imbalsamare.
Una parte rilevante del percorso riguarda le rocce. Alcuni campioni del territorio risalgono a circa 200 milioni di anni fa. Questo dato sposta il racconto oltre la dimensione locale e mostra come la Valle del Fitalia possa diventare anche una chiave per leggere la storia geologica dei Nebrodi.Il nome del centro richiama la Petagnaea gussonei, pianta rara e antichissima, considerata uno dei simboli botanici dei Nebrodi. È una specie presente soltanto in quest’area e a rischio di estinzione. La sua storia scientifica rimanda al botanico Gussone, che la scoprì e la dedicò al collega napoletano Vincenzo Petagna. Da questo legame nasce l’identità del centro: un luogo costruito attorno alla conoscenza, alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio naturale locale.
Un bene collettivo che chiede continuità
La vicenda del Centro Naturalistico “La Petagna” pone un tema più ampio. Nei territori interni, i presìdi culturali e ambientali spesso dipendono dalla cura di poche persone. Quando queste esperienze riescono a durare, diventano strumenti educativi, attrattori per scuole e studiosi, luoghi di identità per le comunità.L’obiettivo indicato dai fondatori resta quello di avvicinare soprattutto i giovani alla natura. Non attraverso un discorso generico sull’ambiente, ma con oggetti, reperti e testimonianze che rendono visibile ciò che normalmente resta fuori dallo sguardo quotidiano. Un nido, una foglia, una farfalla, una roccia o un’orchidea diventano così elementi di un racconto più grande.
Il punto critico riguarda il futuro. Un patrimonio costruito in oltre vent’anni non può restare affidato soltanto alla memoria di chi lo ha creato. Ha bisogno di attenzione, cura e continuità. Per Longi e per i Nebrodi, “La Petagna” rappresenta una piccola infrastruttura della conoscenza. La sua importanza sta proprio qui: custodisce la natura del territorio e ricorda che la tutela comincia dalla capacità di riconoscerne il valore.