Cesarò e San Teodoro, scarsa assistenza medica: protesta dei Sindaci

In tempi di piena emergenza sanitaria, spicca in tutta la sua evidenza quanto la situazione legata all’assistenza medica sia ormai allo sbando. Nell’area dei Nebrodi, per le condizioni geografiche del territorio, forse più che altrove. Molti centri montani infatti, piuttosto lontani dagli ospedali, devono fare i conti con un diritto alla salute sempre più penalizzato.

È il caso di Cesarò e San Teodoro, due piccoli centri ricadenti nel tratto più suggestivo della dorsale dei Nebrodi, quello comprendente la vetta più alta della catena, Monte Soro, e i laghi Biviere e Maulazzo. Due comuni situati ad oltre 1000 metri sul livello del mare dove gli inverni rigidi – è capitato – tengono in ostaggio gli abitanti che, in caso di emergenza sanitaria, si ritrovano in serie difficoltà per raggiungere gli ospedali. In questo contesto, la guardia medica funziona a singhiozzo: in un mese l’unico medico disponibile garantisce la propria presenza solo per 5/6 turni in un mese; il pediatra, che al momento garantisce la propria presenza settimanale, in futuro potrebbe garantirla non più di due volte al mese e l’unico medico di base e costretto a fare gli straordinari per gestire i propri pazienti.

In queste due comunità, che assieme contano circa 3500 abitanti, i livelli minimi di assistenza sanitaria dunque rasentano lo zero. I Sindaci di Cesarò e San Teodoro, Katia Ceraldi e Valentina Costantino, si sono stancate di raccogliere lamentele da parte dei loro concittadini che denunciano di continuo disagi legati alla scarsa assistenza territoriale del Servizio Sanitario Nazionale e, nella giornata di ieri, si sono recati a Messina a battere i “battere i pugni” all’Asp.

Dall’incontro con il dirigente ASP Carmelo Crisicelli, a parte qualche timida rassicurazione sul fatto che la situazione nei due comuni è costantemente attenzionata, non è emerso nulla di concreto, nell’immediato, e di rassicurante. “Le criticità del sistema sanitario non consentono rapide soluzioni; i medici sono liberi di decidere dove andare e qui non vuole venire nessuno” – si sono sentire rispondere Ceraldi e Costantino le quali, in seno al colloquio hanno rappresentato al dirigente l’intenzione di intraprendere una azione legale oltre che di serrata protesta se non verrà garantito il diritto alla salute.

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Pubblicato da
Giuseppe Salerno