Con una nota il Distretto Sanitario D29, formato dagli amministratori dei Comuni di Mistretta, Castel di Lucio, Motta d’Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra e Tusa, chiede al Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio,  al Ministro della Salute, al Presidente della Regione della Regione Siciliana, all’Assessore alla Salute della Regione Siciliana, al Responsabile del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, al Prefetto di Messina, al Responsabile del Dipartimento di Protezione Civile Regionale, al Direttore dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina, la riattivazione dell’Ospedale di Mistretta anche facendo ricorso alle risorse economiche rese disponibili per la Protezione Civile a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale:

“La nostra Nazione sta vivendo l’emergenza connessa alla diffusione del virus COVID 19 in uno stato di profondo disagio e sconforto. Sono moltissime le vittime a fronte di un numero elevatissimo di cittadini contagiati o positivi. Non si prevedono peraltro scenari ottimistici, anzi, Vi è una diffusa sensazione di impotenza mista a sconforto, pur nella consapevolezza del grande impegno profuso da tanti Amministratori ed operatori, a livello centrale e periferico, soprattutto i professionisti della sanità, per contrastare la pandemia in corso e salvare più vite umane.

I Governi che si sono alternati nel nostro Paese negli ultimi 20 anni hanno offuscato aspirazioni e prospettive dei cittadini italiani e, cosa ancora più grave, quelle delle future generazioni perché: hanno considerato la sanità come un costo e non come un investimento per la salute e il benessere delle persone, oltre che per la crescita economica del Paese; hanno ridotto il perimetro delle tutele pubbliche per aumentare forme di sussidio individuale (bonus 80 euro, reddito di cittadinanza, quota 100) con l’obiettivo (fallito) di mantenere il consenso elettorale; hanno fatto scelte in contrasto con il principio dell’health in all policies, che impone di orientare tutte le decisioni politiche – non solo sanitarie – ma anche industriali, ambientali, sociali, economiche e fiscali, mettendo sempre al centro la salute dei cittadini.

Vi è la consapevolezza che la sanità in generale non è pronta alla sfida che stiamo affrontando con l’insorgenza di nuove patologie e il determinismo dei fattori ambientali che hanno messo in crisi l’intero sistema di welfare, soprattutto nelle regioni del sud ed ancor di più nel nostro territorio che con il progressivo e silenzioso sgretolamento del SSN ha notevolmente peggiorato l’accessibilità ai servizi sanitari, e le diseguaglianze sociali e territoriali. In questo momento difficile e drammatico, ci siamo finalmente resi conto della irragionevolezza, a tacer d’altro, di certe scelte politiche che, negli ultimi anni, hanno determinato la soppressione di centinaia di presidi ospedalieri in tutto il territorio nazionale e, in particolare, in aree già penalizzate da altre scelte scellerate, come quella dei Nebrodi Occidentali.

Se la Lombardia, con servizi sanitari d’eccellenza, è allo stremo ed ha di fatto alzato bandiera bianca nelle province di Bergamo e Brescia, ancor di più oggi c’è bisogno di un segnale forte che faccia sentire questo territorio ancora vivo. Nel Distretto Socio Sanitario 29 dell’ ASP di Messina che comprende i Comuni di Castel di Lucio, Mistretta, Motta d’Affermo, Pettineo, Reitano, S. Stefano di Camastra e Tusa, con una popolazione di circa 20.000 abitanti, vi è già funzionante un Presidio Territoriale di Emergenza (PTE) presso l’ Ospedale di Mistretta che, nel corso degli anni è stato depauperato di reparti sanitari e posti letto.

Nell’ attuale tragico contesto emergenziale, potrebbe valutarsi l’immediata riattivazionere a pieno organico l’Ospedale di Mistretta anche facendo ricorso alle risorse economiche rese disponibili per la protezione civile a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. A tal uopo, si evidenzia che nell’Ospedale di Mistretta, negli ex reparti di chirurgia, medicina e ostetricia, quest’ultimo già medicalizzato, ossia dotato di ossigeno per l’attivazione già prevista di 10 posti suap/comatosi, ci sarebbero circa 60 posti letto disponibili, una vera e propria manna dal cielo per un territorio di frontiera, con una popolazione prevalentemente anziana e impaurita.

I reparti di lungodegenza, medicina e chirurgia, oggi esistenti (il resto della struttura è ambulatoriale), sono assolutamente insufficienti, soprattutto nella situazione emergenziale attuale ed, inoltre, gli ospedali di Cefalù e Patti sono lontani, quello di Sant’Agata è stato depotenziato. In Sicilia sono stati registrati cinquecento casi di positività con decine e decine di pazienti ricoverati e riattivare Mistretta darebbe un segnale di forte presenza delle Istituzioni e della volontà della Stato di “riconquistare” i propri territori e sarebbe una iniezione di sicurezza nei confronti di tutti, anche alla luce che allo stato nei comuni del Distretto D29 vi sono 150 soggetti in isolamento fiduciario. Assieme ai nostri concittadini, attendiamo un atto politico importante, di quelli con la “P” maiuscola, che rigenerano l’imprescindibile rapporto di fiducia, che deve necessariamente esistere tra Stato e Cittadini”.

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