Quanti soldi abbiamo dato alla Cina per le mascherine? Ne parla Dagospia in un articolo nel quale si rivela che “la commessa del governo italiano da 180 milioni di mascherine dall’azienda cinese Byd è costata 209,5 milioni di euro”.

L’importo è stato rivelato da fonti diplomatiche: una prima tranche di 100 milioni è in produzione e ha iniziato la spedizione, 7 milioni di mascherine sono arrivate in Italia lo scorso martedì come ha spiegano il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio.

Nello specifico si hanno due carichi: il primo è costituito da 50 milioni di mascherine Ffp2, acquistate a un prezzo di 1,50 euro ciascuna, e altri 50 milioni di mascherine chirurgiche a un prezzo di 0,29 euro ciascuna, il secondo , da 80 milioni, è composto unicamente di mascherine Ffp2, allo stesso prezzo delle prime.

Il contratto è stato firmato con la Byd (Build your dreams, ndr) azienda automobilistica cinese specializzata nelle auto elettriche che da tre mesi si è convertita divenendo il primo produttore al mondo di mascherine contro il coronavirus.

Nei giorni scorsi il settimanale Panorama aveva evidenziato un rincaro dei prezzi rispetto al periodo pre-coronavirus, di 80-90 centesimi per le mascherine Fpp2 e di soli 10 centesimi per quelle chirurgiche, tuttavia occorre specificare che i prezzi di acquisto sono quelli di mercato.

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Secondo quanto spiegato da Di Maio il fabbisogno mensile di mascherine in Italia ammonta a 90 milioni, per questo la Byd dovrà lavorare a ritmi serrati per rispettare gli accordi: dopo il primo carico da 7 milioni, consegnerà ogni settimana 20 milioni di mascherine. Palazzo Chigi vorrebbe chiedere di portarle a 30.

Rimane adesso da fare una distinzione specifica, come spiega Dagospia, ossia quella tra donazioni e acquisti. 

Spesso quelli che in realtà sono acquisti del governo sono stati indicati come “donazioni”. – scrivono – Il caso delle forniture cinesi ha fatto particolare rumore non solo perché sono state le prime a mobilitarsi, con una imponente campagna dei media di Stato cinesi, ma anche perché provenienti da un Paese con una valuta diversa, che non ha facilitato la chiarezza dei conti, a differenza delle forniture donate dagli Stati Uniti. L’ambasciata americana a Roma ha fornito una lista esaustiva degli aiuti arrivati finora in Italia e il presidente Donald Trump si è impegnato a inviare a Roma materiale medico-sanitario per un valore di 100 milioni di dollari.”

“Il 27 marzo, – raccontano – partecipando alla conferenza stampa del commissario Arcuri, Formiche.net aveva chiesto di avere contezza di quali fossero aiuti internazionali e quali invece acquisti. Il commissario aveva risposto che presto la struttura sarebbe stata in grado di fornire “una visibilità puntuale e reiterata nel tempo delle acquisizioni”. Abbiamo poi inviato una mail alla Protezione civile chiedendo un chiarimento sull’importo economico dei contratti e sulle modalità e le tempistiche della spedizione. Il dipartimento, per parte sua, ha invitato a rivolgersi alla Farnesina. Peccato che sia un dirigente della Protezione Civile, Mignone, ad aver apposto la firma sui contratti.

Vale la pena di ricordare che il ruolo della Farnesina è quello di coordinare le sole spedizioni inerenti ai contratti firmati dalla Protezione civile e dal commissario Arcuri. Non è competenza del dicastero di Di Maio né la distribuzione del materiale sul territorio né la gestione delle donazioni di enti privati. Su quest’ultimo fronte si è verificato più di un problema.”

“C’è da auspicare – concludono –  che nelle prossime settimane, nella speranza che diminuisca la pressione sulle strutture sanitarie, e in particolare sui reparti di terapia intensiva e sub-intensiva, si possa far chiarezza per catalogare tutto il materiale ricevuto e distinguere fra donazioni e acquisti. Intanto, qualche certezza. Come il governo americano quando ha acquistato un carico di tamponi dall’Italia, così anche quello italiano ha pagato il materiale generosamente fornito dalla Cina: 209,5 milioni di euro.”