L’Italia va verso un coprifuoco a livello nazionale alle 21. È quanto sarebbe stato deciso stamattina nella riunione del premier Giuseppe Conte con i capidelegazione delle forze politiche di maggioranza. Sono ore di trattative frenetiche, sia all’interno del governo, sia tra Stato e regioni. Sullo sfondo, il nuovo Dpcm con ulteriori misure restrittive per il contenimento della crescita dei contagi Covid-19. È il momento del “taglia e cuci”: dentro una misura, fuori un’altra. Tra le altre soluzioni che potrebbero entrare nel Dpcm, l’interruzione della mobilità tra le regioni, la chiusura dei musei (confermata dal ministero dei Beni culturali Franceschini) e quella dei centri commerciali nel fine settimana, la didattica a distanza per le superiori.

Il quadro, ancora una volta, è quello di un braccio di ferro: da una parte il governo, dall’altra i governatori. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte è contrario a un coprifuoco nazionale: spinge per individuare delle “zone rosse”, sulla base della diffusione del virus sul territorio fotografata dall’indice Rt (l’indice di trasmissione). Se il parametro è superiore a 1,5, scatta in maniera automatica il lockdown. I governatori premono invece affinché vengano individuate regole da applicare a livello nazionale.

In mattinata Conte, dopo aver fatto il punto con i capidelegazione di maggioranza, dovrebbe incontrare ancora una volta i presidenti di Regione. Il vertice dovrà ridurre le distanze tra le due parti. Al termine del faccia a faccia, Conte illustrerà al Parlamento (alle 12 alla Camera e alle 17 al Senato) l’orientamento che intende dare al nuovo Dpcm. Agli interventi del premier in aula seguiranno voti sulle risoluzioni. A quanto si apprende da fonti della maggioranza, la firma vera e propria del testo dovrebbe arrivare domani, martedì 3 novembre.

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