Giornalisti, creator e istituzioni: il Festival mette a confronto chi racconta e chi governa il territorio
Il racconto del cibo è diventato anche una questione di potere. Un video molto seguito può spostare clienti verso un ristorante, accendere l’interesse per un piccolo comune o modificare in pochi giorni la reputazione di un prodotto. Nello stesso tempo, una parte delle condizioni che determinano il futuro delle imprese continua a dipendere da decisioni pubbliche, accesso al credito, infrastrutture e servizi.È dentro questo doppio livello che si muoverà una parte dell’undicesima edizione del Festival del Giornalismo Enogastronomico. Dal 2 al 4 ottobre, tra Galati Mamertino e Longi, il programma metterà insieme giornalisti, creator, rappresentanti istituzionali, organizzazioni territoriali e imprese.
Il punto più evidente sarà il confronto di sabato pomeriggio tra chi lavora nell’informazione tradizionale e chi costruisce contenuti sulle piattaforme digitali. Non sarà però l’unico terreno di discussione. Nel programma entrano anche rappresentanti della Regione, del Parco dei Nebrodi, dell’Ordine dei giornalisti, del Corecom Sicilia e delle realtà che operano nello sviluppo locale. Fra gli interlocutori annunciati figurano Concetto Mannisi per l’Ordine dei giornalisti, Andrea Peria per il Corecom Sicilia e rappresentanti del sistema territoriale dei Nebrodi. Nel programma è previsto inoltre un momento di intervista con Luca Sammartino, mentre il confronto economico vedrà la presenza di esponenti delle istituzioni regionali, tra i quali Alessandro Dagnino.
Il nodo non è la visibilità, ma la trasparenza del racconto
Il confronto fra giornalisti e creator parte da una trasformazione che ormai riguarda l’intero mercato del food. La reputazione di un prodotto non si costruisce più soltanto attraverso articoli, guide e recensioni specialistiche.Le piattaforme social hanno moltiplicato le voci e accorciato la distanza fra chi produce un contenuto e chi lo riceve. Questo ha aperto nuovi spazi per il racconto dei territori, ma ha anche reso più difficile distinguere informazione, promozione e contenuto sponsorizzato.
Il Festival affronterà il tema dopo aver portato giornalisti e comunicatori direttamente nei luoghi della produzione. Suino Nero, olio e grano saranno osservati come filiere reali, non come semplici elementi della narrazione gastronomica.È una scelta che sposta la discussione sulle responsabilità. Un contenuto digitale non parla di un oggetto astratto. Può incidere sull’attività di un’impresa, sulla domanda di un prodotto e sulla percezione di un territorio.
Da qui diventano centrali questioni come l’indipendenza delle fonti, la trasparenza dei rapporti commerciali e il confine fra informazione e pubblicità. Il Festival proverà a mettere queste domande al centro senza costruire una contrapposizione semplicistica fra vecchi e nuovi media.Accanto ai nuovi linguaggi continuerà il confronto sul ruolo dell’informazione professionale. La presenza dell’Ordine dei giornalisti e del Corecom Sicilia porta dentro il programma il tema delle regole, della qualità del sistema informativo e della responsabilità verso il pubblico.
Le aree interne chiedono molto più di un buon racconto
L’altro livello riguarda le condizioni economiche dei Nebrodi. Una narrazione efficace può aiutare un prodotto a emergere, ma non risolve i problemi strutturali di chi produce lontano dai principali centri economici.Il Festival affronterà quindi accesso al credito, innovazione, sostegno alle imprese e politiche pubbliche. È il passaggio che impedisce all’enogastronomia di ridursi a una rappresentazione estetica delle aree interne.
Il problema è concreto. Se i piccoli comuni perdono abitanti, attività e servizi, diventa più difficile mantenere le stesse filiere che vengono utilizzate per promuovere il territorio. La contraddizione è evidente: si può costruire una forte identità gastronomica mentre si indebolisce la struttura economica e sociale che la produce.L’allargamento del Festival a Longi nasce anche da qui. Il territorio entra nel programma come sistema, non come sommatoria di singoli paesi. Ambiente, agricoltura, cultura e cibo diventano parti della stessa discussione.
È in questo punto che gli ospiti istituzionali smettono di essere una presenza formale. Il confronto con chi governa e programma le politiche pubbliche serve a capire quali strumenti siano disponibili e quali condizioni possano favorire imprese, lavoro e permanenza delle persone.Il Festival prova quindi a tenere insieme due responsabilità diverse. Chi racconta deve rendere trasparente il proprio rapporto con il pubblico. Chi decide deve misurarsi con le condizioni che rendono possibile produrre ancora nei territori raccontati.