Fiumara d’arte, chiusa l’inchiesta “Concussio”: nove gli indagati

Chiuse le indagini dell'”Operazione Concussio”. Nove gli indagati dalla Procura. Secondo i magistrati la mafia avrebbe imposto il pizzo sui lavori di restauro delle opere di «Fiumara d’Arte», il museo a cielo aperto, creato dal mecenate Antonio Presti. Fra gli indagati Giuseppe Lo Re, detto Pino, 55 anni, di Caronia, ritenuto esponente del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde, Isabella Di Bella, la cartomante 68enne di Acquedolci, zia di Lo Re, e Vincenzo Tamburello, 41 anni, consigliere comunale di Mistretta, attualmente sospeso, e detenuto insieme a a Lo Re nel carcere di Messina Gazzi, sono accusati di estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Gli altri sei indagati sono Giuseppe Belvedere, 52enne di Caronia, Mario Bonelli, 27enne di Nicosia, Dimitrina Dimitrova, 49enne bulgara residente a Caronia, Florian Florea, 25enne romeno, Dimona Dimitrova Gueorguieva, 40enne bulgara residente a Caronia, Anamaria Hristache, 29enne romeno domiciliata a Torrenova. Sono tutti accusati, insieme a Lo Re, di trasferimento fraudolento di valori.

L’inchiesta è stata avviata nel settembre 2015, quando un coppia di coniugi imprenditori edili si è rivolta ai carabinieri raccontando di essere vittima di un tentativo di estorsione. Gli imprenditori si erano aggiudicati l’appalto indetto dal Comune di Mistretta per i lavori di valorizzazione e fruizione di Fiumara d’Arte, ed in seguito era stata avvicinata dal consigliere comunale di Mistretta, Vincenzo Tamburello, che aveva spiegato come la ditta, che aveva ottenuto l’appalto prima del suo ricorso aveva già versato la somma di 50 mila euro ad alcuni soggetti del luogo, i quali li avevano successivamente restituiti dal momento che quella ditta era stata poi estromessa dai lavori. Pertanto Tamburello aveva richiesto ai due di corrispondere la somma di 35 mila euro ad una “signorina” che li avrebbe usati per le spese legali per il fratello carcerato. Il consigliere avrebbe però imposto agli imprenditori l’assunzione di tre operai e l’acquisto del cemento presso l’impianto dei fratelli Lamonica.

Le indagini hanno permesso di identificare la citata “signorina” in Maria Rampulla, deceduta nel maggio del 2016, sorella di Pietro (condannato per essere l’artificiere della strage di Capaci ed all’epoca dei fatti detenuto) e di Sebastiano, storico capo della “famiglia di Mistretta” deceduto nel 2010.
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Pubblicato da
Davide Di Giorgi