Floresta, Cappadona: “C’è chi vuole paese diviso, ho lavorato per l’unità”


“C’è chi vuole un paese diviso, io ho lavorato per l’unità di Floresta”. E’ con queste parole che il sindaco Antonino Cappadona ha esordito ieri mattina in un comizio nella piazza del piccolo Comune dei Nebrodi. Sul palco il primo cittadino, insieme all’assessore Rosalba Mollica e al deputato di DiventeràBellissima Pino Galluzzo, ha voluto illustrare alla cittadinanza le cose fatte dalla sua amministrazione e contrattaccare rispetto alla mozione di sfiducia che è stata presentata qualche settimana fa da sette consiglieri, e che sarà discussa questo pomeriggio.

“Sino a qualche giorno fa hanno votato tutti gli atti programmatici ora dicono che non si è fatto nulla – ha affermato il primo cittadino che ha anche annunciato che sono state raccolte oltre duecento firme sulla petizione popolare contro quella sfiducia –. Sono stato eletto dal popolo ed a loro, e solo a loro, ai miei concittadini, debbo rispondere”. 

E sull’atto proposto da quelli che ha definito “sette bravissimi “piccoli” in politica”, si è posto delle domande, dando alla piazza delle risposte sul motivo che hanno indotto i consiglieri a firmare la mozione contro di lui. Ha chiamato per nome i firmatari, spiegando, i motivi che lui ritiene siano stati fondamentali per quello che ha chiamato un “tradimento”, ironizzando sul fatto che per alcuni non è neanche una novità”.

Cappadona ha anche chiarito il rapporto con l’ex sindaco Nello Marzullo. Per lui “è l’esempio di quella riappacificazione umana e politica che è stato il suo intendimento, da subito, di effettuare nel paese, “che non ha bisogno di vivere spaccato”.

“In questi anni il paese ha fatto pace con se stesso, e non è stato Marzullo a spaccare il paese come si è spesso voluto far intendere – dice Antonino Cappadona, aggiungendo: “sono stato un sindaco a tempo pieno ed ho considerato il paese una famiglia, ma quale padre non ha mai dovuto rimproverare un figlio? Così ho avuto, per qualche no detto, la mozione di sfiducia nei miei confronti”.

Il sindaco si è levato anche qualche sassolino dalla scarpa rammentando ai cittadini presenti in piazza “di quei consiglieri giunti “a rimorchio”, di chi non ha mai fatto nulla, ne prima nè dopo, in quindici anni di politica amministrativa, delle richieste che riceveva da chi ha definito “accattoni politici”, dei voltagabbana della politica florestana.

Cappadona ha parlato dei rischio di una gestione commissariale, di come il paese non può essere permettersi di rimanere ingessato in un periodo dove si potrebbe svolgere solo l’ordinaria amministrazione, e ha poi detto che la sua porta è stata sempre aperta, da uomo e da sindaco. “In politica nessuno si arricchisce – forse ci si rimette – altrimenti non si è un può essere un buon amministratore”. e forse questo non è piaciuto a qualcuno”.

In alcuni passaggi del suo dire Cappadona ha parlato dell’abusivismo edilizio, dei terreni demaniali e delle richieste su questi, ed anche dei “no” detti. “Sono amareggiato, il mio mestiere era fare il soldato, combattere, quando sarà, io mi ripresenterò, anche con Marzullo come sostenitore, le alleanze politiche che si dovevano fare fra due anni “ed io li avrei fatto allora, nè prima nè dopo”.

“Un lavoro costante, – ha affermato Pino Galluzzo, esponente di Diventerà Bellissima – in maniera propositiva, che in questi anni, recandosi a Palermo settimana dopo settimana, ha sviluppato, portando progetti, promuovendo istanze, raccogliendo interventi e finanziamenti, “sempre per il paese – ha detto l’onorevole – ha sempre chiesto per la sua cittadina, mai un favore per altri”.

 

 

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