Sono tante le segnalazioni pervenute a questo giornale che denunciano la scarsa assistenza sanitaria a Galati Mamertino che dalle 14 di oggi è divenuto “zona rossa” in seguito all’ordinanza emanata dal presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci.

Il provvedimento, reso necessario dopo il rapporto degli uffici dell’Asp di Messina che hanno confermato la presenza di un cluster con 88 soggetti positivi, spiega che fino a mezzanotte del 24 ottobre e vietato circolare a piedi e con qualsiasi mezzo pubblico o privato, passeggiare o stazionare nelle aree pubbliche (strade, piazze, ville e parchi) per evitare ogni assembramento e contatto tra persone estranee ecc…, ma non spiega a chi dovrebbe rivolgersi l’utenza in assenza di un piano di assistenza sanitaria, che dovrebbe indicare un percorso per una gestione della pandemia e garantire la presa in carico e la cura dei pazienti contagiati dal virus e, allo stesso tempo, la prosecuzione di tutte le attività ordinarie in assoluta sicurezza.

Molti galatesi risultati positivi, in questo momento, presentano un quadro clinico allarmante. Ci hanno segnalato anziani sintomatici in uno stato di gravità che andrebbe attenzionato e valutato con una radiografia del torace, un esame di sangue – sia venoso che arterioso – necessario per stabilire lo stato di compromissione d’organo: primo tra tutti il polmone, ed evitare, così, la cascata del danno da Covid. Semplici ma efficaci accorgimenti, quale ad esempio l’adeguata ossigeno terapia, eviterebbe danni irreversibili. Solo la visita clinica, che alla fine si traduce in una misurazione di febbre ed il rilevamento di saturazione d’ossigeno, non è bastevole per valutare il danno da Covid ed evitare problemi ai soggetti interessati

A Galati in questo momento molti positivi sintomatici, principalmente anziani, lamentano il fatto di essere stati completamente abbandonati a loro stessi dal sistema sanitario. E’ il caso del nonno di Ambra, un anziano di 81 anni affetto da Covid, con sintomi gravi ed accentuati che tra le mura della propria abitazione elemosina assistenza medica. Quell’assistenza che da giorni non arriva. “Per cambiargli la flebo oggi la mia famiglia si è dovuta attivare tramite video chiamata e lo hanno fatto loro da soli!. Racconta la nipote – una giovane galatese – con un post, intriso di rabbia, sul suo profilo Facebook. “Il medico di base non risponde al telefono, se chiami l’Unità speciale di Continuità Assistenziale, dicono che devi chiamare il 118. Gli operatori del 118 dicono che non devono occuparsene loro!!!!! Vergogna!!!! Con chi dovremmo parlare?? A chi dobbiamo chiedere aiuto?”.

La situazione a Galati è al collasso. Allo stress e alle problematiche connesse e determinate dall’insorgenza della pandemia, in ambito strettamente comunitario, si aggiunge pure un’inadeguata assistenza sanitaria che – da quanto affermato da parecchie persone – sembrerebbe non tenere sufficientemente conto dei bisogni di salute e della qualità e appropriatezza delle cure per i cittadini galatesi. Qualcuno, facendo male i conti, pensava che per contrastare la diffusione del Coronavirus e risolvere i problemi al territorio, a Galati e ai galatesi, sarebbe bastato semplicemente istituire la ‘zona rossa’.

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