Le piste di sci resteranno chiuse fino al 5 marzo. A deciderlo il ministro della Salute Roberto Speranza, riconfermato al governo Draghi, che ha firmato un provvedimento che vieta lo svolgimento delle attività sciistiche amatoriali fino al 5 marzo 2021, quando scadrà l’ultimo Dpcm dello scorso 14 gennaio. Venerdì scorso, quando la cabina di regia aveva stabilito il passaggio di alcune Regioni in zona arancione, non era stato prorogato il divieto di apertura degli impianti sciistici, in scadenza.

Le Regioni alpine come Lombardia, Veneto e Piemonte si stavano già preparando per la riapertura, ma ieri è arrivato il parere del Comitato tecnico scientifico, che sconsigliava al governo di dare il via libera alla stagione sciistica anche nelle zone gialle. Preoccupano ancora tanto le varianti di coronavirus che si stanno diffondendo e riaprire le piste potrebbe comportare un grave aumento di contagi.

“Ammontano complessivamente a circa 500 milioni di euro soltanto per il Friuli Venezia Giulia i danni diretti e indiretti causati dall’ordinanza che ha bloccato l’attività sciistica”. Lo ha detto il presidente della Regione Fvg, Massimiliano Fedriga, intervenendo questa mattina alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io.

Fedriga, all’obiezione che la scelta sia stata fatta a causa delle varianti del Covid-19 ha riposto che “lo studio sulle varianti è stato fatto su dati del 3 e 4 febbraio e dunque era noto già ad inizio settimana, non la domenica alle 19”. Fedriga ha anche criticato il fatto che la decisione di non riaprire gli impianti sia stata appresa “tramite comunicato stampa”. Domenica, però, “gli operatori e le attività avevano già fatto gli ordinativi ed erano pronti ad aprire”.

Dunque il Governatore “contesta i tempi e i metodi”, ed ha citato il caso del blocco dello spostamento tra regioni, “che era stato deciso – su proposta delle regioni stesse – già giorni prima”. Fedriga ha infine chiesto “indennizzi immediati alle attività”.