La Compagnia Sikania minor deus incanta all’auditorium Rai di Palermo

di Turi Milano
01/11/2023

Ciò che immediatamente colpisce, assistendo agli spettacoli della “Compagnia Sikania minor deus”, è il chiaro sdoganamento della musica tradizionale siciliana da ogni forma di folclorismo o di declinazione nostalgica del passato.

Compagnia Sikania minor deus – auditorium Rai di Palermo

Questi sette artisti, provenienti dalle più varie esperienze musicali, ma tutti con un background popolare di spessore, comunicano col pubblico attraverso i modi, le forme e le espressioni più pure della tradizione, rendendo attuale e nobilitando un genere antico e, anche, tecnicamente complesso da gestire.
E’ quello che si è immediatamente percepito all’Auditorium della Rai 3 di Palermo dove, su invito della Direzione, la Compagnia ha presentato al pubblico del capoluogo siciliano lo spettacolo “Quando la Luna cantava”.

Originale l’ingresso in scena degli artisti – ingresso che coglie sempre di sorpresa gli spettatori -, alla ricerca di un posto e, soprattutto, di sedie per provare un repertorio nuovo. Ma una volta raggiunto lo spazio scenico, dove la Compagnia individua delle sedie, avviene il primo vero coup de théâtre: il “capocomico” (Delfio Plantemoli), guardando la luna, ricorda di essere già stato in quel posto e qui di essere stato testimone di un evento terribile. Allora, sotto l’incuriosita insistenza dei musicisti che si apprestavano a suonare, racconta ciò a cui aveva assistito tanto tempo prima.

E’, questo, il pretesto perfetto per l’incipit de “La Cornamusa che Canta”, tratto dal meraviglioso e poco noto libro “Fiabe Siciliane” di Laura Gonzenbach. Questa fiaba, che attraversa tutto lo spettacolo, nella divisione in tre parti operata dalla Compagnia fa da contrappunto all’altro filo teatrale su cui si regge l’intera azione scenica: la storia del dolcissimo, irruente e poetico Peppe Nappa – maschera siciliana della Commedia dell’Arte -, magistralmente interpretato da Aurelio Indaimo. Questi, follemente innamorato della Luna, irrompe qua e là in scena, disturbando continuamente i musicisti e inserendosi di prepotenza nei brani musicali.


Ecco, allora, che contenuti tra questi due eventi (il racconto della favola, narrato come se fosse un evento vero e carico di simbolismo e il chimerico rapporto di Peppe Nappa con la Luna), affiorano e prendono vita canti, danze e sonate che coprono almeno quattro secoli di letteratura musicale siciliana. Un misto di suono ricercatissimo e capace di diventare selvaggio e ancestrale ad ogni momento: il virtuosismo vocale richiesto dalla Castaniota, dove la voce sostituisce una canna della cornamusa simulandone il suono e i difficilissimi quarti di tono; l’impressionante assolo di tamburello di Calogero Emanuele; L’allegoria dell’Asino morto di origine mediorientale introdotta dal clarino di Franco Montagna; la bellissima e vivace Tarantella di Mirto, dalla raccolta di A. Lomax eseguita alla chitarra, con brillantezza e grande tecnica, da Carlo Parafioriti, fino alle straordinarie variazioni per due fisarmoniche (Martina Armeli e Lorenzo Cangemi) su un canto di lavoro.

Eredi di una tradizione antica e raffinata (dagli arabi ai suonatori siciliani emigrati nelle Americhe all’inizio del ‘900), gli artisti della “Compagnia Sikania minor deus” hanno reso labile il confine tra musica popolare e musica colta presentando anche brani che venivano eseguiti da suonatori popolari presso le corti signorili. Un’ora e mezza di teatro e musica, densissima e piena di continui colpi di scena, che ha incantato il pubblico e gli organizzatori di Rai 3 Sicilia ignari, (dopo il finale mozzafiato della fiaba e la metamorfosi di Peppe Nappa da maschera a uomo), del poetico e sorprendente congedo della Compagnia, una volta giù dal palco.

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