Il Giudice Monocratico del Tribunale di Patti aveva condannato Fabio Monachino, operaio quarantenne di Rocca di Caprileone, ad un anno e quattro mesi di reclusione per il reato di maltrattamenti in danno della moglie, Rosalia Pisciotta, estetista trentaduenne, anch’ella residente nello stesso centro tirrenico. Dopo la burrascosa separazione, i coniugi si sono resi protagonisti di violente battaglie giudiziarie, una delle quali, innescata dalla moglie, si era conclusa con una pesante condanna in primo grado.

Ed infatti il Giudice Monocratico del Tribunale di Patti, dr.ssa Rita Sergi, aveva inflitto al Monachino la pena di un anno e quattro mesi di reclusione e lo aveva pure condannato a risarcire i danni materiali e morali in favore della moglie che si era costituita parte civile, oltre al pagamento delle spese di legge. Il primo giudice aveva ritenuto la piena responsabilità del Monachino il quale, secondo l’ipotesi di accusa, aveva reso la vita impossibile all’ex coniuge ponendo in essere in suo danno continui e reiterati atti di aggressione fisica e morale, determinati anche da ingiustificata e morbosa gelosia.

La Corte di Appello di Messina, Presidente dr. Alfredo Sicuro, a latere dr.sse Maria Teresa Arena e Daria Orlando, ha ritenuto che le accuse della Pisciotta non sono state sufficientemente provate e le sue stesse dichiarazioni, anche in considerazione della forte conflittualità esistente fra i due, andavano sottoposte ad un più rigoroso vaglio. Con queste argomentazioni la Corte di Appello di Messina ha liquidato la vicenda giudiziaria che si è conclusa con sentenza di assoluzione piena con la formula “perché il fatto non sussiste”, e con la revoca delle statuizioni civili fissate in primo grado. Il Monachino è stato difeso dall’Avv. Giuseppe Mancuso.