“Con grande dispiacere e rammarico devo comunicare alla clientela che a breve sarò costretta a “chiudere la saracinesca”: non avrei mai voluto farlo, ma non ho altra scelta”.

E’ lo sfogo pubblico di Ylenia Miceli, imprenditrice di Militello, proprietaria del bar “Time Caffé”, che aveva deciso di investire in una attività commerciale, dando lavoro, a causa delle restrizioni imposte dall’amministrazione comunale, vanificano gli sforzi per la riapertura dell’attività al pubblico. La storia è raccontata dal blog Voxpopuli, con un articolo della collega Teresa Frusteri.

“Ho investito in un paese non mio, credendoci fortemente. Tutte le mie aspettative sono state ripagate; infatti, ho conosciuto gente meravigliosa, la quale mi ha accolta facendomi sentire come a casa. Ho presentato istanza per la concessione del suolo pubblico in data 13 maggio 2020, perché avrei voluto realizzare un piccolo chiosco in una zona adiacente al BAR, consentendo così il rispetto delle misure previste dalla normativa e facendo in modo che soprattutto i giovani, potessero trascorrere una estate diversa nel proprio paese.

Mi è stato detto che avrei potuto mettere anche 3 tavoli (dico 3), proprio accanto al mio locale, ed ero ben felice della proposta. Purtroppo, oggi, 22 giugno 2020, non ho ricevuto nessuna autorizzazione, nonostante in tutto il territorio nazionale, al fine di contribuire alla ripresa economica delle attività del territorio, tra le quali i pubblici esercizi di somministrazione alimenti e bevande, che hanno patito notevoli danni economici a causa della prolungata chiusura per la gravissima emergenza, è stata data la possibilità, in occasione della riapertura dell’attività, di poter richiedere, fino al prossimo 31 ottobre, una nuova concessione di suolo pubblico ovvero un ampliamento del suolo pubblico fino ad oggi concesso.

Mi dispiace non soltanto per me, ma soprattutto per i miei collaboratori, i quali in questo periodo hanno dato anima e corpo, lottando insieme a me, con forza, in questa insensata battaglia contro la sopravvivenza.

Per il resto non voglio essere polemica: dico solo che il lavoro è un diritto”.