E’ di stamani la notizia, ufficiale, di un caso di positività al Coronavirus riscontrato su una signora residente nella città amastratina. La donna, asintomatica, che minimamente sospettava di essere stata contagiata, apprende di essere positiva solo per caso: nel corso dei vari esami di routine, richiesti dall’azienda nella quale l’amastratina doveva essere assunta, indispensabili per la presa in servizio, quando viene sottoposta al tampone molecolare rino-faringeo.

In attesa di riscontro degli esiti di accertamenti ed analisi fatti per gli ospedali della provincia, la donna non avendo avuto nessun contatto con soggetti infetti da Covid-19, né tantomeno con sospetti casi, ed essendo tra l’altro asintomatica, come la maggior parte di coloro che staranno leggendo questo articolo, continua a vivere la propria quotidianità, a fare la vita di tutti i giorni nel pieno rispetto delle norme anti-Covid imposte dal DPCM.

Dopo qualche giorno, al ritiro degli esiti di tutti gli esami, compreso quelli relativi al test del Coronavirus, la donna, con sua grande sorpresa, scopre di essere positiva. Da quel momento la stessa, su indicazione del Dipartimento di Prevenzione di Mistretta, si barrica in casa, ma in città, che già corre voce del soggetto positivo – con tanto di nome e cognome – scoppia la psicosi. Una psicosi che veicola attraverso i social seminando paura e agitazione in tutti coloro che l’avevano incontrata in giro, che adesso, alla luce delle notizie, iniziano a farsi tante, troppe domande.

Chiariamo un aspetto fondamentale: l’amastratina non aveva fatto il tampone a seguito di un contatto con un positivo o un sospetto tale. Aveva fatto il test, da asintomatica, inserito nell’insieme di altri esami, previsti dalle norme sanitarie, prima di entrare a lavorare in luogo pubblico o a contatto con il pubblico. Quindi, dal tampone all’esito dello stesso, si è comportata come da abitudine, facendo le cose che era solita fare tutti i giorni. Una condotta consentita e regolare, sia dal punto di vista legale che dal punto di vista etico-comportamentale. Cosa contraria sarebbe stata se la signora fosse stata sottoposta a tampone, nell’ambito di una mappatura perché venuta a contatto con un soggetto positivo al Covid-19, e in attesa di risultato sarebbe uscita di casa per il piacere di prendere una boccata d’aria o per andare dal parrucchiere.  In questo caso avrebbe violato l’art 650 c.p.:“Inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità”.

Il reato prevede che “Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’Autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a 206 euro”. Quello che è successo a Capizzi dove qualche giorno a dietro i Carabinieri della locale stazione hanno denunciato delle persone sorprese in giro mentre erano ancora in attesa dell’esito del tampone che avevano eseguito dopo la ricostruzione della catena dei contatti. La donna non ha fatto nulla di male o di grave. Ha solo subito l’attacco del Covid 19 (e non solo) che si è insinuato nella sua vita in maniera dirompente e stravolgendole. Adesso si trova presso la propria abitazione, insieme ai conviventi, che dovranno aspettare in quarantena preventiva che lei finisca il suo isolamento e faccia un tampone che risulti finalmente negativo.

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Che differenza c’è tra quarantena e isolamento.

L’isolamento è la misura che deve adottare chi è un positivo comprovato da un tampone. Consiste nel separare quanto più possibile le persone affette da Covid-19 da quelle sane al fine di prevenire la diffusione dell’infezione, durante il periodo di trasmissibilità (o contagiosità).

La quarantena viene fatta invece da chi può essere definito un “contatto stretto”, ovvero una persona a tutti gli effetti sana (fino a che non insorgono sintomi) che è stata esposta ad un caso di Covid (un caso acclarato da tampone). L’obiettivo in questo caso è di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi.

Per riassumere e semplificare: stanno in isolamento i malati, stanno in quarantena i sani venuti a contatto stretto coi malati (condizione, quella di contatto stretto, che viene decisa dalle autorità sanitarie nell’ambito dell’attività del contact tracing). Per queste due categorie di persone (i positivi e i contatti stretti) le tempistiche di isolamento e quarantena cambiano enormemente a seconda delle situazioni.

I bisogni dei malati e delle loro famiglie, che vivono la tragicità di questi momenti, è avere la migliore assistenza medica possibile, sapere che farmaci e terapie sono in arrivo; ma anche sapere che esiste qualcuno in grado di prendere in carico il loro caso, di guidarli attraverso la pletora di istituzioni, organismi ed enti che dovrebbero assicurare loro il maggior livello di benessere possibile, di non lasciarli affogare nell’impotenza e nella disperazione. Non certo essere additati quali untori e crocifissi su Facebook, per lo più da membri della stessa comunità.

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