La firma del premier Conte arriverà questa sera dopo un ultimo giro di consultazioni con i governatori regionali previsto dalle 15.30 e poi il parere finale del Cts. Ma già adesso il quadro nel nuovo DPCM Italia sembra sufficientemente chiaro. Regioni divisi in tre blocchi che vanno da rosso a verde passando per arancione, a seconda della loro situazione attuale.

Criteri strettamente scientifici per la decisione, lo ha ribadito più volte il Presidente del Consiglio. Quindi ci saranno regole uguali per tutti, come la didattica a distanza al 100 per cento nelle scuole superiori, mobilità limitata tra Regioni a rischio, centri commerciali chiusi nel weekend e nei festivi. Ma anche chiusura di musei, sale bingo e sale scommesse, mezzi pubblici ridotti al 50 per cento di capienza e coprifuoco dalle 21, salvo ulteriori slittamenti.

Ma nel nuovo DPCM entro stasera tornerà anche la zona rossa, o meglio alcune regioni entreranno nella fascia rossa, anche se potranno passare di categoria in caso di miglioramenti sostanziali. Tre sono sicuramente dentro, cioè Lombardia, Piemonte e Calabria ma a forte rischio anche Alto Adige e Valle d’Aosta. Qui rimarranno aperte solamente fabbriche, industrie e scuole fino alla prima media (per tutti gli altri didattica a distanza). Chiusi tutti gli esercizi commerciali non essenziali, compresi parrucchieri ed estetisti. Aperti invece, anche nel weekend, negozi di alimentari e beni di prima necessità, farmacie e parafarmacie. Incentivato lo smartworking per snellire il riempimento dei mezzi pubblici soprattutto nelle ore di punta.

Nell’area arancione Campania, Puglia, Liguria e probabilmente Veneto. bar e ristoranti, come nell’area rossa, chiusi tutto il giorno ma salvi parrucchieri e centri estetici. In zona verde, valida per tutti gli altri, centri commerciali chiusi nel weekend e trasporto pubblico dimezzato ma scuole aperte fino alla terza media.

Uno dei criteri principali per la distribuzione delle regioni nelle tre aree previste dal nuovo DPCM Italia è quello relativo all’occupazione di posti in terapia intensiva e negli altri reparti a rischio in ospedale.

I dati sono forniti direttamente da Agenas (Agenzia sanitaria delle Regioni), aggiornati al 2 novembre, e mostrano un’Italia vicina alle due soglie di allarme stabilite dalla Cabina di regia. Otto regioni su 20 superano già la soglia del 30% di occupazione delle terapie intensive (in tutto 7.221 letti sul territorio nazionale). La soglia di sicurezza per i letti di area non critica è invece al 40% e sono 7 le regioni che l’hanno già raggiunta o superata negli ultimi giorni.

In Lombardia occupati il 42% dei posti sia nelle terapie intensive che nei reparti di area non critica, in Piemonte rispettivamente il 34% e il 61% e in Calabria il 13% e il 20%. La Campania viaggia con il 33% e il 37%, il Lazio con il 22% e il 40%, nella Provincia Autonoma di Bolzano il 42% e il 58%, in Valle d’Aosta il 60% e 144%. In Veneto invece ‘solo’ il 16% e il 17%.