Dopo 15 lunghi anni di processi, nel pomeriggio di ieri, la Suprema  corte di Cassazione, sezione V penale, ha assolto definitivamente Gaetano Iudicello (a destra nella foto) dall’accusa di omicidio.

Gli ermellini, accogliendo la tesi difensiva sostenuta dagli avvocati Antonino Iudicello (a sinistra nella foto) e Antonio Costa, dichiarano inammissibile il ricorso proposto dalla Procura Generale presso la corte d’Appello di Reggio Calabria, avverso la sentenza di assoluzione resa dalla Corte d’Assise d’Appello di Reggio Calabria – che nel maggio del 2017 aveva assolto l’imputato dal reato di omicidio – assolvendo il 60enne di origine castelluccese per non aver commesso il fatto.

Gaetano Iudicello era stato accusato dell’omicidio di un anziano agricoltore di 83 anni di Castel di Lucio, Giovanni Nicolosi, compiuto in pieno giorno, il 15 settembre 2005, nelle campagne in contrada Cannito, nel territorio di Mistretta. L’anziano agricoltore fu raggiunto da un colpo di fucile calibro 12 esploso da breve distanza. Le indagini, allora condotte dal nucleo operativo della Compagnia Carabinieri di Mistretta, coordinate dal procuratore della Procura della Repubblica di Mistretta, Luigi Patronaggio, portarono a sospettare di Iudicello a seguito del rinvenimento, nella propria autovettura, di tracce di polvere da sparo.

In un secondo momento la sua posizione sembrava sgravarsi per l’intervento a suo favore di un’ordinanza del Tribunale del Riesame di Messina, ribaltata dal GUP Baratta che, accogliendo in toto le richieste del Pubblico Ministero, condannava l’imputato a 18 anni di reclusione. Condanna ridotta a 16 anni in secondo grado dalla Corte di Appello di Messina. Iudicello, sottoposto all’obbligo di firma, continua ad urlare la propria innocenza. Il caso approda in Cassazione la quale annulla, con rinvio, la sentenza di secondo grado emessa dai giudici messinesi.

Partendo dalla prima sentenza, quella con la quale erano stati inflitti a Iudicello 18 anni di reclusione, la Corte di Appello di Reggio Calabria, alla quale era stato rimesso il giudizio dalla Cassazione, riesamina nei minimi dettagli il caso e, dopo 8 udienze in cui vengono riesaminati tutti gli atti e riascoltati tutti i testimoni, assolve Gaetano Iudicello dai reati ascritti per non aver commesso il fatto. Ma la cosa non finisce qui. La Procura Generale presso la corte d’Appello di Reggio Calabria presenta appello. Appello che, a distanza di quasi 4 anni, proprio nella giornata di ieri, viene dichiarato inammissibile dalla Suprema Corte di Cassazione che, ai sensi dell’articolo 530 comma 2 del Codice di Procedura Penale,  mette la parola fine davanti a questo caso giudiziario assolvendo Gaetano Iudicello dai reati allo stesso ascritti, per non aver commesso il fatto. Nel procedimento vi era costituzione di parte civile, a Ministero degli Avvocati e Procuratori speciali, l’avv. Carmelina Nicolosi e il Prof. Avv. Franco Coppi.

Dopo 15 anni emerge la verità. Quella processuale s’intende. Verità dalla quale, stando alla sentenza, affiora un clamoroso abbaglio giudiziario che ha segnano pesantemente e profondamente la vita di un uomo, e della sua famiglia, alla quale oggi viene restituita la propria dignità vessata dalle dinamiche e dagli eventi, offesa dal sistema giudiziario, giudicata dalla società. Verità che libera di un peso un uomo che, oppresso da questa zavorra di un’ingiusta accusa, ha avuto serie difficoltà nel mettere a fuoco le giornate del presente e programmare quelle future.