Ci sono le idee e le intuizioni di Giovanni Falcone, il suo metodo investigativo, la sua visione della lotta alle mafie nella risoluzione italiana approvata all’unanimità, a Vienna, dalle 190 nazioni che hanno partecipato alla Conferenza delle Parti sulla Convenzione Onu contro la criminalità transnazionale (Convenzione di Palermo).

Delegazioni diplomatiche di tutto il mondo, esponenti delle istituzioni e della società civile, ong tra le quali la Fondazione Falcone, per quattro giorni, sotto l’egida dell’Unodc (l’Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine), hanno discusso dello stato della lotta alle mafie nel mondo e di come migliorare e rendere più efficace la Convenzione di Palermo.

“Oggi Falcone sarebbe stato felice di vedere che il mondo ritiene importante la lotta alle mafie” – dichiara Giuseppe Antoci, Presidente Onorario della Fondazione Caponnetto ed ex Presidente del Parco dei Nebrodi scampato ad un attentato mafioso nel maggio 2016.

“Adesso – continua Antoci – avanti con la cooperazione internazionale sulla lotta alle mafie che può rappresentare quel salto di qualità per consentirci di affrontare il tema come problema globale, così come di fatto sono ormai diventate le mafie. Delegazioni di tutto il mondo per 4 giorni hanno discusso di lotta alle mafie – continua Antoci – rinnovando e migliorando quanto sancito dalla Convenzione di Palermo nel 2000. Per la prima volta si fa riferimento, in una risoluzione, al contributo di un singolo scrivendo: “la sua eredità sopravvive attraverso l’impegno globale per la prevenzione e la lotta alla criminalità organizzata”. Un’eredità, quella di Falcone, che oggi ottiene un grande riconoscimento ma che deve rappresentare per tutti noi un forte e rinnovato impegno di lotta alle mafie” – conclude Antoci.