“Le estorsioni sull’A/20 erano state concordate”. Lo rivela Giuseppe Marino Gammazza, ex affiliato al clan tortoriciano dei Batanesi, oggi collaboratore di giustizia, imputato nel processo scaturito dall’operazione “Nebrodi” sulle truffe della criminalità organizzata nebroidea nel settore dei fondi europei destinati all’agricoltura scattata nel gennaio del 2020.

Nella seconda udienza, tenutasi ieri presso l’aula bunker di Messina Gazzi, il pentito ha confermato le accuse a suo carico e ha spiegato qualche dettaglio su come le famiglie mafiose nebroidee concordarono la spartizione territoriale delle estorsioni sui lavori dell’autostrada Palermo-Messina in un incontro dove, oltre allo stesso pentito, parteciparono anche Giuseppe Lo Re, ritenuto dagli inquirenti esponente del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde; Giuseppe Bontempo, fratello di Sebastiano detto “uappo”, secondo la magistratura capo dei Batanesi e coordinatore di tutte le attività della famiglia mafiosa nel settore delle percezioni fraudolente dei contributi comunitari erogati d’Agea; Sebastiano Bontempo, detto “u biondino” ritenuto un associato dei Batanesi; Sebastiano Rampulla, detto “Zu Vastianu”, all’epoca considerato uno dei principali capi di Cosa nostra messinese, precisamente boss in carica della famiglia di Mistretta, fratello di Pietro colui che nel 1992 confezionò il micidiale ordigno della strage di Capaci, in cui morì il giudice Giovanni Falcone; e Michele Cammarata di Enna, anch’esso diverse volte indagato per associazione mafiosa.

“Sempre nel medesimo periodo sono iniziati i lavori sull’autostrada – racconta Gammazza -. Lavorava nei cantieri la ditta La Monica. Tale ditta fu sottoposta a estorsione da Bontempo Giuseppe e ciò fece risentire Pino Lo Re. Le vertenze furono risolte anche grazie a un incontro avvenuto sotto Troina. C’eravamo io, il Biondino, Bontempo Giuseppe, Rampulla Sebastiano e Cammarata Michele di Enna (persona diversa dal Cammarata Michele di cui ho parlato prima). In quell’incontro si decise che sull’autostrada i soldi si dovevano dividere. Noi arrivavamo sino a Caronia, mentre su Mistretta i soldi andavano a Rampulla, il quale diceva che avrebbe poi diviso i soldi con Bontempo Scavo. Successivamente ci fu un incontro anche tra me Bontempo Giuseppe e Sam Di Salvo (esponente di rilievo del sodalizio mafioso operante a Barcellona Pozzo di Gotto, di recente condannato all’ergastolo nell’operazione Gotha 6), presso il gommista di cui ho detto nel precedente interrogatorio. Anche Di Salvo auspicava che noi e i Bontempo Scavo restassimo in amicizia e propose che ci dividessimo i soldi di tutte le estorsioni senza vincoli territoriali. Bontempo Giuseppe tuttavia gli disse che non era d’accordo su questo perché come ho spiegato c’era già stata una divisione del territorio”.

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