Quando il mercato spegne i paesi: Galati Mamertino e l’abbandono delle aree montane
Galati Mamertino da tre giorni senza telefonia e connessione internet non è soltanto la storia di un guasto. È la fotografia impietosa di ciò che accade quando un piccolo paese di montagna smette di essere considerato una comunità da servire e diventa, nei bilanci delle grandi imprese, una zona marginale, poco popolata e probabilmente poco redditizia.
La vicenda denunciata da Nino Serio attraverso TuttoGalatiMamertino va quindi oltre i confini del paese. Non riguarda soltanto un ripetitore, una linea interrotta o qualche telefono senza campo. Racconta la condizione di tanti centri delle aree interne, dove i cittadini continuano a pagare bollette e abbonamenti come tutti gli altri, ma ricevono servizi più fragili, assistenza più lenta e informazioni spesso inesistenti.
È questo il vero scandalo.
Le grandi aziende sono presenti ovunque quando devono acquisire clienti, vendere contratti, emettere fatture e riscuotere pagamenti. Diventano invece improvvisamente lontane quando serve intervenire, riparare un’infrastruttura, rafforzare una rete o comunicare con una popolazione rimasta isolata.
Nei piccoli comuni non esistono utenti di serie minore. Eppure, nei fatti, è proprio questa la sensazione: chi vive in montagna sembra avere gli stessi obblighi di chi risiede nelle grandi città, ma non sempre gli stessi diritti.
A Galati Mamertino il disservizio sta compromettendo telefonia, connessioni, pagamenti elettronici, attività commerciali e operazioni quotidiane. Ma soprattutto pone un problema di sicurezza. Un anziano solo, una persona malata o una famiglia in difficoltà non possono attendere che un gestore decida quando sia economicamente conveniente ripristinare una linea.
La possibilità di chiamare i soccorsi non è un servizio accessorio. La connessione internet non è più un lusso. Il POS, la posta elettronica, le piattaforme della pubblica amministrazione, le prescrizioni sanitarie e le comunicazioni di lavoro fanno ormai parte della vita essenziale di ogni cittadino.
Quando tutto questo viene meno per giorni, un paese non subisce un semplice disagio: viene escluso.
Il caso di Galati dimostra quanto sia fragile la retorica sulla digitalizzazione delle aree interne. Da anni si parla di banda larga, smart working, telemedicina, servizi online e opportunità per chi sceglie di restare nei piccoli centri. Ma queste parole diventano propaganda quando un guasto è sufficiente a cancellare un’intera comunità dalla rete.
Si chiede ai giovani di non partire. Si invitano professionisti e imprese a investire nei territori montani. Si organizzano convegni contro lo spopolamento. Poi, però, basta un’interruzione tecnica perché emerga la verità: senza infrastrutture affidabili non esiste sviluppo, non esiste lavoro e non esiste futuro.
Le grandi imprese non possono limitarsi a calcolare il valore di un territorio in base al numero degli abbonati. Fornire un servizio essenziale significa assumersi una responsabilità sociale. Significa garantire continuità, manutenzione, assistenza e trasparenza anche dove i clienti sono meno numerosi.
Altrimenti il mercato finisce per produrre una nuova disuguaglianza geografica: da una parte le città, dove ogni interruzione provoca interventi rapidi e attenzione; dall’altra i paesi di montagna, dove il disservizio rischia di diventare normalità e il silenzio una risposta accettabile.
Galati Mamertino oggi è un esempio. Domani potrebbe esserlo qualsiasi altro comune dei Nebrodi.
Il problema non è soltanto tecnico, ma politico. Le amministrazioni locali non possono limitarsi a inoltrare una segnalazione o attendere una risposta dai call center. Devono pretendere interlocutori certi, tempi di ripristino, piani di emergenza e investimenti capaci di rendere le reti meno vulnerabili.
Serve inoltre una reazione collettiva dei territori. I piccoli comuni, isolatamente, hanno un peso contrattuale limitato davanti ai grandi gruppi. Insieme possono chiedere protocolli, livelli minimi di servizio e forme di tutela specifiche per le aree interne.
Perché il punto non è ottenere un favore. È esigere il rispetto di un contratto e di un diritto.
Chi vive a Galati Mamertino paga il telefono, internet e i servizi bancari come chi vive a Palermo, Roma o Milano. Non può però essere costretto ad accettare che, davanti a un guasto prolungato, nessuno spieghi cosa sia accaduto, quali interventi siano in corso e quando finirà l’isolamento.
Il silenzio delle aziende è parte del problema. Comunica l’idea che una piccola comunità possa attendere, che il suo disagio abbia un peso minore e che le conseguenze economiche e sociali siano trascurabili.
Non lo sono.
Ogni esercente che non riesce a incassare perde denaro. Ogni professionista impossibilitato a lavorare subisce un danno. Ogni cittadino che non può comunicare vive una limitazione concreta. E ogni anziano che non può chiamare aiuto rappresenta un rischio che nessuna impresa dovrebbe permettersi di ignorare.
L’abbandono delle aree montane non avviene soltanto quando chiude una scuola, viene soppresso un autobus o scompare uno sportello. Avviene anche quando le infrastrutture vengono lasciate invecchiare, quando la manutenzione arriva tardi e quando il cittadino non riesce più a parlare con nessuno.
È un abbandono silenzioso, progressivo e spesso nascosto dietro la parola “disservizio”.
Galati Mamertino oggi chiede il ripristino delle comunicazioni. Ma la sua protesta contiene una domanda molto più grande: fino a quando i paesi di montagna dovranno dimostrare di meritare gli stessi servizi garantiti altrove?
Una comunità non può essere valutata in base alla redditività di una centralina. Un diritto non può dipendere dalla densità della popolazione. E un paese non può essere spento soltanto perché si trova lontano dai grandi centri.
Galati non è periferia da dimenticare. È parte dello stesso Paese che pretende pagamenti puntuali, impone la digitalizzazione e invita i cittadini a utilizzare servizi online.
Per questo il blackout non riguarda soltanto Galati Mamertino. Riguarda il modello di società che stiamo costruendo: una società nella quale tutto è connesso, ma qualcuno può ancora essere lasciato fuori dalla rete.