Il giudice Eugenio Aliquò, all’esito dell’udienza preliminare, svoltasi oggi presso il Tribunale di Patti, che vede imputati Biagio Destro, originario di Tortorici, la moglie Rosaria Maria Anastasi, il figlio della coppia Giuseppe ed il notaio Carmela Portale di Catania perché, in concorso tra loro, in data 3/5/2017 nello studio dello stesso notaio, secondo l’accusa, formavano un atto falso, ha dichiarato l’incompetenza territoriale, dello stesso Giudice – per i reati ascritti agli imputati ai capi A e B – disponendo per l’effetto la trasmissione degli atti al Pubblico Ministero del Tribunale di Catania e per i rimanenti capi d’accusa ha disposto il rinvio a giudizio per padre e figlio.

Con quello di oggi sono quatto gli spostamenti dal Tribunale di Patti a quello di Catania, e viceversa, degli atti processuali. Questa volta però la trasmissione degli atti al Tribunale di Catania riguarda solamente due dei quattro capi d’imputazione: la costruzione di un falso atto pubblico, in concorso, e la truffa, ancora in concorso, poiché gli imputati si procuravano un ingiusto profitto derivante dall’illecita appropriazione di tutti i terreni riportati sull’atto in questione, in danno di molteplici persone offese, compreso il Comune di Galati Mamertino.

A nulla è valso il tentativo, da parte dei legali degli imputati, di fare estromettere le Parti Civili rappresentati dagli avvocati Maria Stella Fazio, Pietro Paolo Vicario, Andrea Mario Franchina. Per i reati ascritti agli imputati ai capi C e D – falsa dichiarazione che procurava un ingiusto profitto derivante dall’indebito percepimento di contributi comunitari – Biagio Destro e Giuseppe Destro sono stati rinviati a giudizio. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 3 novembre presso il Tribunale di Patti

Le indagini, condotte dai carabinieri della Stazione di Galati Mamertino, erano iniziate a seguito di una serie di denunce di legittimi proprietari a cui sono state sottratte le terre. Secondo i magistrati, marito e moglie, avrebbero dichiarato di detenere i terreni, “in forza di titoli non trascritti bensì in virtù del possesso continuato e indisturbato per oltre trent’anni” e dunque passibili di usucapione cedendoli, tramite atto di cessione, redatto dal notaio catanese Carmela Portale, al figlio con l’obbligo di sostenere i genitori. I terreni, incolti da anni, non hanno mai ricevuto, da parte dei legittimi proprietari, alcuna volture per successione o testamentari o altri atti.

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Grazie a questo “sistema” il figlio Giuseppe, diventato proprietario di oltre 33 ettari, accedeva anche a sgravi fiscali. E non sarebbe stato solo un atto. Padre, madre e figlio avrebbero ripetuto il sistema anche altre volte, e si sarebbero appropriati, per sbaglio, anche di un tratto dell’acquedotto di proprietà del Comune di Galati che si è costituito parte civile nel procedimento scaturito dall’inchiesta, unitamente ad una trentina di persone offese.