Il “Comitato medici ed infermieri dell’ospedale di Sant’Agata Militello” esprime le proprie perplessità sulla fattibilità tecnica della soluzione Covid Hospital per il presidio santagatese, sottolineando soprattutto la carenza di alcuni requisiti del presidio santagatese.

Il personale sanitario chiede quindi garanzie di sicurezza a fronte della disponibilità che il personale è pronto ad assicurare all’insegna di principi e valori professionali e deontologici.

Ecco la nota del comitato medici e infermieri:

“Premesso che siamo medici vincolati da un giuramento d’onore, e quindi tenuti sia da un punto di vista etico, sia professionale, ad assistere chi ha bisogno, mi chiedo, i nostri sindaci sono stati avvertiti, i nostri governanti regionali hanno previsto le implicazioni biologiche e assistenziali generali di questa riconversione ai fini della tutela dei pazienti e degli operatori?
Il nostro PO è una struttura di ricovero breve che afferisce al livello essenziale di assistenza territoriale, rivolta a pazienti che, a seguito di episodi di acuzie minori o per la riacutizzazione di patologie croniche, necessitano di interventi sanitari a bassa intensità clinica, si, ma comunque bisognevoli di ricovero per assistenza/sorveglianza sanitaria infermieristica.
È dotato di un Pronto Soccorso generale che serve una popolazione di circa 80.000 utenti.
In seguito a questa variazione della destinazione d’uso, sia i reparti, sia il PS generale andrebbero chiusi e riconvertiti, onde garantire le necessarie misure di biocontenimento, privando così un’intero bacino dell’assistenza primaria, dato che il più vicino PO di Patti che potrebbe sopperire trovasi ad una considerevole distanza geografica.
Inoltre, cosa ancora più importante, il suddetto PO è del tutto privo dei requisiti strutturali per la sua riconversione ad H Covid-19. Il trattamento infatti di questi pazienti prevede le cosiddette “Stanze Calde” ovvero camere singole con sistema di ventilazione che consenta di determinare una pressione negativa/positiva (switch) in relazione alla tipologia di pazienti; l’ impianto di climatizzazione per camera degenza deve essere adeguato a garantire 6 -12 ricambi d’aria/ora ( area esterna senza ricircolo) e filtrazione dell’aria con filtri HEPA.
Lo scarico dell’aria all’esterno e/o la filtrazione monitorizzata ad alta efficienza sono requisiti indispensabili per evitare immissione d’aria contaminata in altre zone dell’ospedale e negli spazi comuni agli operatori sanitari.
Il nostro ospedale possedendo un sistema di condizionamento dell’aria centralizzato, non ha questi requisiti di areazione per i posti Covid in camera singola o anche nel caso di sistemazioni a coorte e pertanto non è nella possibilità di offrire a questi pazienti e agli operatori condizioni minime di sicurezza.
Senza contare che è del tutto privo di terapia intensiva e della dotazione organica minima di personale specializzato ( in atto solo 5 medici anestesisti, neanche sufficienti a garantire la continuità assistenziale nell’ordinario; nessun infermiere e nessun tecnico con specifica formazione in nursing e tecniche della rianimazione)
Nè tantomeno è ipotizzabile un reclutamento di personale con tali specificità in tempi stretti, come prova la recente esperienza del Punto Nascita, rimasto chiuso nonostante tutti i tentavi esperiti per dotarsi di tale requisito organico.
Pertanto siamo si disponibili a svolgere il nostro lavoro in qualsiasi frangente e soprattutto adesso, nell’ora del dolore di un’intera nazione, ma a condizione che sia garantita la sicurezza minima, anche per non trasformarci in diffusori consapevoli di contagio e quindi in criminali.
Art 438 CP: Chiunque cagiona una epidemia mediante la diffusione di germi patogeni è punito con la pena dell’ergastolo”.

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