Sta facendo molto discutere, a Sant’Agata di Militello, una vicenda giudiziaria tra due privati in cui il Comune santagatese ha assunto un ruolo determinante.

È una vicenda giudiziaria ordinaria, come tante altre d’altronde, che è diventata però d’interesse collettivo poiché tra i protagonisti emerge il nome di Antonio Scurria, assessore in carica della Giunta guidata da Bruno Mancuso, in veste di comproprietario di un immobile (insieme alla madre e alla sorella), su cui grava una sentenza della Corte D’Appello di Messina la quale dispone, inequivocabilmente, l’arretramento del fabbricato in questione di 5 metri, così come recepito dal Giudice delle esecuzioni del Tribunale di Patti nel provvedimento del 27 settembre 2019.

Il caso è scoppiato dopo che l’ingegnere Giuseppe Contiguglia, “riabilitato” all’Ufficio tecnico del Comune santagatese, dopo la sospensione disposta in ragione delle accuse a carico dello stesso, per reati emersi nell’ambito dell’operazione “Camelot” (scattata il 15 febbraio 2014), per i quali il Contiguglia risulta rinviato a giudizio presso il Tribunale di Patti, nel procedimento iscritto al n. 1178/15 R.G. Collegio penale, e la cui prossima udienza è fissata per il 18 novembre 2020,  su proposta del geometra Piscitello, ha espresso parere favorevole al permesso a costruire presentato dalla famiglia Scurria al Comune di Sant’Agata il 16 settembre 2019.

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Il permesso è stato rilasciato  il 13 febbraio 2020 – secondo qualcuno –  con reinterpretazioni personalistiche della parte emotiva dell’ordinanza della Suprema Corte di Cassazione, fatte proprie dal geometra Piscitello e dall’ingegnere Contiguglia. Si tratterebbe di un maldestro tentativo di salvare il proprio fabbricato dalla demolizione, disposta da un’irrevocabile sentenza, messo in atto dell’assessore santagatese con “l’aiutino” dei due funzionari comunali, si chiedono in tanti?

Peraltro – secondo i tecnici che hanno avuto modo di occuparsi della questione – anche a volere dare valore all’inciso dell’ordinanza della Cassazione, di cui non ci sarebbe traccia nel dispositivo, che prevede, in astratto, la possibilità per Scurria di costruire in aderenza al confine con la parete cieca della controparte, ciò sarebbe praticabile solo nel rispetto delle norme del codice civile e del regolamento comunale, in presenza di adeguata cubatura e con un progetto che contenesse verifiche volumetriche, grafici, relazioni e pareri degli organi preposti, in grado di giustificare il rilascio del permesso a costruire. Di tutto ciò non c’è traccia nell’incartamento presentato dai familiari di Scurria e dal loro tecnico e lo stesso Comune da atto nell’istruttoria di tali manchevolezze. Ciò, ovviamente, lascia perplessi i cittadini che con le ipotesi spaziano in ogni direzione.

Il sospetto che dimora in tanti santagatesi è che la mancata demolizione del fabbricato e il relativo arretramento di 5 metri dello stesso, in barba al giudicato della Corte di Cassazione, e l’autorizzazione avallata dal permesso del 13 febbraio di Contiguglia, rientrato al Comune di Sant’Agata di Militello, giusta delibera di giunta n. 32 dell’1 marzo 2019, approvata con la presenza di tre componenti, tra cui dello Scurria, possa essere confliggente con il ruolo di assessore dello stesso.

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Senza non considerare che è veramente singolare che in presenza di una sentenza che prevede l’arretramento di un corpo di fabbrica e della richiesta di annullamento in autotutela della concessione edilizia, negata dal Comune, ma con ricorso al TAR, che deve decidere sulla revoca della concessione, il Comune autorizzi l’ampliamento del fabbricato che il Giudice ha disposto venisse demolito.

Se invece che Antonio Scurria – si chiedono in troppi – che risulta essere a pieno titolo parte sostanziale del processo, il destinatario del provvedimento di demolizione si fosse chiamato Peppi u Babbu, le cose sarebbero andate allo stesso modo?