Si ricomincia con gli incendi, parte della soluzione è in mano ai Sindaci


Il caldo rovente non è ancora arrivato e alle porte della stagione più calda si cominciano già a contare i danni per gli incendi appiccati da criminali. La scorsa estate, in Sicilia, si sono registrati 8.113 incendi che hanno devastato migliaia di ettari di boschi e macchia mediterranea. Una media di 135 roghi al giorno. Dati resi noti dalla commissione Ambiente dell’Assemblea regionale siciliana.

Danni incalcolabili alla fauna, alla flora, alla stabilità dei terreni, all’aria, agli ecosistemi. E all’uomo stesso. Di fronte a questi eventi estremi la reazione è spesso quella di un rassegnato fatalismo. In realtà è la mano dell’uomo la maggiore responsabile dei disastri che con micidiale frequenza si abbattono sui vari territori. Occorre sfatare una volta per tutte la nozione che gli incendi abbiano inizio per effetto di “autocombustione” nei torridi mesi dell’anticiclone sahariano. Non è così, occorrono temperature ben più alte di quelle registrate in estate nelle nostre latitudini per dar luogo a un incendio spontaneo.

L’esclusivo responsabile è l’uomo, che con precisa intenzione causa il danno per speculazioni legate alla caccia, al pascolo, all’edilizia e recentemente anche per il business dello spegnimento, spesso in mano ai privati. Le pochissime volte che non è responsabile diretto lo è in maniera indiretta causando inneschi per incuria o negligenza,

Lo Stato, la Regione siciliana conoscono benissimo le dinamiche degli incendi, pertanto si sono muniti di una legge che è un vero e proprio fiore all’occhiello, la 353/2000 denominata “Legge quadro in materia di incendi boschivi”, recepita dalla Regione Siciliana con L. R. 14/2006. Questa legge definisce divieti, prescrizioni e sanzioni sulle superfici percorse dal fuoco, per rendere inutili i tentativi speculativi. In particolare stabilisce il divieto per 15 anni di modificare la destinazione d’uso del terreno, per 10 anni di edificare con nuove concessioni, per 5 anni di esercitare caccia e pastorizia, e di fare interventi di rimboschimento e di ingegneria ambientale.

L’applicabilità di tali vincoli è legata all’esistenza del Catasto incendi, cioè di un elenco con planimetria delle particelle attraversate dal fuoco. Ogni Comune deve predisporre il proprio Catasto incendi avvalendosi anche dei rilievi effettuati dal Corpo forestale. Questi censimenti andrebbero aggiornati anno per anno, affiggendoli all’Albo Pretorio di ogni singolo Comune per 30 giorni. Durante tale periodo è prevista la possibilità, per i cittadini interessati, di presentare ricorso contro l’apposizione del vincolo. Trascorso tale periodo senza che siano state sollevate obiezioni, il vincolo risulta attivo a tutti gli effetti.

Uno straordinario freno inibitore nei confronti delle motivazioni che tradizionalmente hanno armato la mano di incendiari interessati a svilire i pregi naturalistici di un’area per farne suolo da costruzione, o terreno da caccia o pascolo che in Sicilia, chissà perché, non è presa in seria considerazione dalle Amministrazioni comunali. O meglio da gran parte di esse. Le stesse Amministrazioni che, spesso, dopo gli incendi emanano comunicati di solidarietà ai cittadini che hanno subito danni e chiedono aiuti alla Regione. Molte Amministrazioni comunali non fanno né i censimenti, né i controlli sul soprassuolo delle zone percorse dal fuoco, quindi i vincoli rimangono inapplicati e le speculazioni possibili. A questo punto buona parte delle responsabilità, legate alla mancata prevenzione agli incendi, e dei danni subiti, è imputabile ai Sindaci inadempienti.

Il Catasto incendi è uno strumento preventivo straordinario, il punto di partenza della “vera” lotta agli incendi. I Sindaci, se vogliono, hanno in mano la soluzione, o parte di essa. Definendo divieti, prescrizioni e sanzioni sulle zone boschive e sui pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi dal fuoco prevedendo la possibilità di apporre, a seconda dei casi, vincoli di diversa natura sulle zone interessate, non eliminerebbe del tutto la piaga incendi, ma di certo ne attenuerebbe la portata.

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