Tempi di attesa molto lunghi per diagnostica e cure, sia nella sanità pubblica che in quella convenzionata; costi alti, ad esempio per i farmaci, in una realtà come la Sicilia dove gli anziani costituiscono 1/5 della popolazione (rapporto peraltro destinato ad aumentare) e percepiscono pensioni più basse della media nazionale.

Sono alcuni dei dati che emergono dalla ricerca dal titolo “La sanità ad ostacoli”, realizzata dalla Spi Cgil regionale. La ricerca è stata effettuata con la collaborazione di esperti e con una indagine sul campo che ha coinvolto, attraverso interviste, medici di base, anziani over 65 e i direttori generali delle Asp di Palermo, Caltanissetta e Ragusa. Maurizio Calà, segretario regionale Spi: “Il nostro obiettivo è stato quello di individuare le criticità per arrivare alla formulazione delle proposte per eliminarle. Propongo – aggiunge – anche un assessorato del welfare per mettere insieme le questioni sanitarie e quelle sociali.”

Il sociologo Giovanni Frazzica, dopo avere illustrato la ricerca, in riferimento al coronavirus ha posto l’accento sulla necessità di un piano di emergenza da predisporre, usando una metafora, “in tempo di pace”, dunque non solo nel pieno dell’emergenza. “Tra le nostre proposte c’è anche quella di prevedere, nel caso che una struttura pubblica non sia in grado di rispettare i tempi massimi previsti, il diritto per il paziente di ricevere la prestazione in forma privata, anche intra moenia, pagando solo il ticket. Per il co-finanziamento dovrebbe provvedere la regione con un fondo apposito”.

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Sulla questione è intervenuto anche l’assessore regionale alla Sanità, Ruggero Razza: “la grande emergenza sanitaria, che è ancora in essere ed è quella legata al covid-19. Oggi possiamo dire due cose: questa emergenza ha avuto il combinato disposto di decisioni politiche centrali e regionali e capacità dei sistemi sanitari territoriali di affrontare l’emergenza, due cose che non possono essere disgiunte l’una rispetto all’altra”. Razza ha sottolineato come “la nostra assistenza ospedaliera ha dimostrato, anche perché essenzialmente basata sul sistema sanitario pubblico, di potere essere nelle condizioni di offrire una qualità assistenziale importante e delle competenze di altissimo livello”.