“Uno scientifico disegno spartitorio allo scopo di accaparrarsi i contributi europei”. E’ quello che scrive in una sentenza il Consiglio di giustizia amministrativa siciliano che ha respinto il ricorso di un’azienda agricola avverso la sentenza con cui il Tar di Catania aveva confermato l’interdittiva antimafia emessa il 14 dicembre 2015 dalla Prefettura di Messina.

Lo scrive il quotidiano La Sicilia, in un articolo di Mario Barresi. I giudici confermano l’efficacia del Protocollo Antoci, introdotto dall’ex presidente del Parco dei Nebrodi, e descrivono il sistema di “spartizione fraudolenta dei terreni” operato dalla Mafia dei Nebrodi.

Il salto di qualità fu costituito dal fatto che l’interdittiva, per il Cga, “non costituisce il frutto di una isolata attività investigativa, ma si inquadra in una più ampia investigazione che punta a verificare un fenomeno complesso e grave che viene usualmente definito “mafia dei pascoli””.

Una “spartizione fraudolenta, alla base della quale c’era una artata “parcelizzazione delle istanze””. In pratica, “ogni istanza ha ottenuto il lotto di terreno richiesto» e «per la quasi totalità dei lotti non si è potuto scegliere fra differenti istanze”. Inoltre, “nelle offerte “segrete” i valori in aumento rispetto a quelli fissati dall’azienda sono irrisori e vanno addirittura da un euro a dieci euro, nella stragrande maggioranza dei casi”.

Dunque, anche per il Cga siciliano il fatto che “ogni partecipante alla licitazione privata abbia ottenuto il lotto di interesse richiesto pagando solo pochissimi euro e senza dover competere con altri istanti, difficilmente può considerarsi una circostanza casuale”. Per i giudici è “molto più probabile che sia il frutto di un preciso accordo fra i partecipanti con un duplice scopo: l’individuazione dei lotti da assegnare a ciascuno e l’esclusione di ogni possibile concorrenza”.

Dunque uno “scientifico disegno spartitorio, che è indizio rilevante sia di cointeressenze economiche, sia di rapporti più che fiduciari fra i diretti interessati”.

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