“Urla e schiamazzi, poi l’aggressione”, notte di paura a Sant’Agata


È stata una notte di paura quella vissuta da una famiglia di Sant’Agata Militello, protagonista suo malgrado della movida selvaggia. Un padre e un figlio, residenti nel centro abitato, sono stati picchiati da alcuni giovani, nella notte del 3 settembre, di fronte alla loro abitazione, prospiciente un noto locale della zona. A raccontare la storia al nostro giornale è la figlia (per ragioni di sicurezza, non riportiamo il suo nome). Il fratello della donna che ci ha contattato, vittima dell’aggressione, ha invece sporto denuncia alla Stazione dei Carabinieri di Sant’Agata Militello che hanno avviato le indagini.

L’aggressione davanti al locale

“Alle tre di notte – ci dice la figlia – siamo stati svegliati da un rumore sordo e metallico, come quello generato dalle marmitte dei ciclomotori. Dal balcone abbiamo visto molti ragazzi e alcuni di loro a bordo dei propri scooter, acceleravano nonostante rimanessero in posizione statica. Altri residenti gridavano verso il gruppo dei ragazzi di non fare rumore. Nonostante le suppliche avanzate dal vicinato, i ragazzi come per dispetto, continuavano a provocare rumori ancora più molesti. Infatti da quel momento iniziavano a girare ininterrottamente intorno all’isolato. Mio padre che abita nell’appartamento accanto al mio decide di chiamare i Carabinieri. Durante l’attesa dell’arrivo dei militari, poiché i ragazzi continuavano appositamente a provocare rumori, dal balcone di casa ho visto mio padre in strada che, con le mani giunte, pregava un ragazzo di finirla. Mio fratello, nel frattempo risalito in casa, per non lasciare mio padre da solo per strada, lo ha raggiunto. Mentre mio padre pregava quel ragazzo di finirla e all’improvviso un altro ragazzo ha sferrato da dietro a mio padre un calcio nella schiena, facendolo cadere sul ragazzo con cui stava parlando, per poi finire tutti e due per terra. Una volta per terra, quasi tutti i ragazzi presenti terra, accerchiavano mio padre ed iniziavano a colpirlo con calci e pugni, tranne il ragazzo che per inerzia era caduto insieme a lui. A quel punto, mio fratello interveniva, buttandosi sopra mio padre al fine di proteggerlo dall’aggressione.

L’intervento di un uomo a sostegno dei ragazzi

Durante quei concitati momenti, mentre mio fratello e mio padre subivano pugni, calci e schiaffi, interveniva nell’aggressione un signore con i capelli brizzolati, appartenente alla Capitaneria di Porto, che senza alcun motivo afferrava mio fratello per la gola e lo scaraventava per terra. Mentre faceva ciò diceva testualmente: “Vedi che qui c’è mio figlio e se non vuoi passare problemi stai attento a quello che fai, tu non sai chi sono io, a chi conosco io”. Subito dopo, è intervenuto un nostro conoscente che ha aiutato mio fratello a prendere mio padre da terra e trasportarlo nell’androne della nostra casa. All’arrivo dei Carabinieri, mentre mio fratello spiegava ai militari ciò che stava accadendo, il signore con i capelli bianchi, davanti al Carabiniere, gli sferrava un pugno sul fianco. Immediatamente il Carabiniere si interponeva tra mio fratello e quel signore e contestualmente lo spingeva per farlo rientrare nell’androne. Durante quelle fasi, i ragazzi presenti cominciavano a beffeggiare anche i Carabinieri, così uno di loro chiedeva rinforzi. Purtroppo, mio padre iniziava ad accusare dolori alla schiena e al braccio, quindi uno dei militari ci ha invitato a recarci al pronto soccorso”.

Lo scontro dentro il Pronto Soccorso dell’ospedale di Sant’Agata

“Arrivati all’ospedale di Sant’Agata Militello – prosegue la donna nel racconto – dopo che mio padre e mio fratello hanno ricevuto le cure mediche del caso, uno dei ragazzi, protagonista dell’aggressione, ci ha raggiunto nella sala d’aspetto del pronto soccorso e mi ha detto: “stai zitta troia, dovete morire tutta la famiglia”. Mentre proferiva queste parole, tentava di avventarsi contro di me, ma questo non è accaduto perché è stato trattenuto energicamente sia dal proprio padre che da alcuni suoi amici. A quel punto, per evitare una sicura ed ulteriore aggressione, mio fratello mi ha afferrato, e insieme a mio padre, siamo rientrati all’interno del pronto soccorso dove, per poter uscire, abbiamo chiesto l’intervento dei Carabinieri. Dopo circa cinque minuti sopraggiungevano i militari e grazie a loro riuscivamo ad uscire. Durante il tragitto dai locali interni del pronto soccorso allo spiazzale di sosta esterno, nel transitare davanti al van, il ragazzo, trattenuto dal padre, continuava ad inveire nei confronti miei, di mio padre e di mio fratello, gridando frasi del tipo: “ti taglio la testa, vecchio di merda, tanto lo so dove abitate, siete tutti morti”. Mentre ci minacciava di morte, mimava il gesto del taglio della gola. Tutto ciò avveniva alla presenza dei Carabinieri. I medici del pronto soccorso hanno riscontrato a mio fratello contusioni diffuse associate a lesioni da ecchimosi con una prognosi di 8 giorni. I proprietari del locale non sono intervenuti, ne chiamando le forze dell’ordine durante l’aggressione ne chiedendo ai giovani di smetterla, ma hanno continuato come se nulla fosse la loro attività“.

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