“Siamo stupidi e delusi dalla reazione di Antoci. Ci aspettavamo parole di gratitudine e non parole come quelle che ha detto l’ex presidente bollando il lavoro come vergognoso. Peraltro abbiamo lavorato in maniera oggettiva e abbiamo lodato sempre l’operato di Antoci dicendo che lui è una vittima. Ci siamo occupati e mossi su questa indagine perché la Sicilia ha conosciuto molto vicende intimidatorie su cui ci sono anche molti dubbi. Questa è una storia molto diverse. Siamo di fonte al più clamoroso attentato stragista che conosca la storia della mafia in Sicilia, per giunta inedito nelle forme, e su questo la Procura dice che non ci sono colpevoli”. 

Il presidente della Commissione antimafia dell’ARS, Claudio Fava, durante una conferenza stampa a Palazzo dei Normanni, torna sulla relazione, pubblicata la scorsa settimana, sul caso Antoci e sull’attentato che ha coinvolto l’ex presidente del Parco dei Nebrodi la notte fra il 17 e il 18 maggio 2016 sulla strada fra Cesarò e San Fratello.

Fava, accompagnato dai due consulenti della Commissione Tuccio Pappalardo, già Questore e poi Direttore della DIA e Bruno Di Marco, ex Presidente del Tribunale di Catania, ha voluto replicare ad Antoci ed ha elencato i venticinque punti di contraddizione emersi dalla relazione. “Come commissione non abbiamo letto, ricevuto o acquisito alcun anonimo – spiega Fava -. Tutto il lavoro fatto è stato fatto acquisendo tutti gli atti giudiziari e naturalmente gli stenografici delle 23 audizioni che abbiamo svolto. Non ci sono ‘si dice’ nella relazione ma abbiamo lavorato su coloro che sono stati sentiti, abbiamo raccolto dati e fatti oggettivi. La commissione, concludendo i lavori che parte da tre possibili ipotesi, riscontra che fra queste tre la meno plausibile è l’attentato mafioso con intenzioni stragiste. Peraltro è la stessa conclusione a cui è arrivata la richiesta d’archiviazione. Ho letto anche che il senatore Lumia parla di ‘mascariamento’ di un complotto mafioso che tenta di destabilizzare la vera antimafia. Voglio essere molto chiaro su questo. Se per caso si dovesse scoprire che si sia veramente tratto di una messa in scena siamo di fronte a reati ma questa è ipotesi deve essere verificata dall’autorità giudiziaria, non noi”. 

Fava ha sottolineato quello che ha definito “l’imbarazzo degli ambienti investigativi rispetto alle evidenti contraddizioni nel comportamento di alcuni funzionari di pubblica sicurezza, così come nel fatto che l’autorità giudiziaria non abbia ritenuto di dover approfondire quelle contraddizioni.”
L’ex Presidente Di Marco ha elencato quelle che ha definito come “anomalie” rispetto alla ricostruzione dei fatti sottolineandone alcune:
– nessuno ha preso in considerazione il fatto che l’attentato sia avvenuto su una strada statale, luogo nel quale un attentato necessiterebbe un blocco in entrambe le direzioni
– non sono state allertate immediatamente le centrali operative che mettessero in moto misure attive per intercettare gli attentatori (nessun posto di blocco)
– le armi usate sono palesemente inidonee per la blindatura dell’autovettura
– l’assenza di un fuoco incrociato contro la vettura
– la scelta di un momento ed un luogo poco adatti, per il buio e la presenza di assenza di vie di fuga per gli attentatori, di cui per altro la Polizia Scientifica non è riuscita ad individuare possibilità modalità di effettiva fuga
– la mancata attuazione delle regole d’ingaggio previste da parte degli agenti di scorta
– il trasferimento di Antoci dalla vettura blindata per portarlo su una vettura non blindata per altro ferma a decine di metri di distanza;
– il fatto che gli agenti di scorta vengano lasciati da soli per oltre mezz’ora senza avvisare nessuno della loro esposizione al pericolo
– il mancato ritrovamento dei bossoli degli attentatori.

Presente anche il presidente dell’ARS Gianfranco Micciché che ha dichiarato: “Ci tenevo ad essere qui stamattina, perché volevo dare il mio appoggio alla commissione parlamentare Antimafia e anticorruzione per il lavoro che sta facendo: coraggioso, molto minuzioso e preciso. Tutta l’Assemblea regionale è soddisfatta. Dalle tre inchieste che avete curato (caso Montante,  processo Borsellino e caso Antoci) sono emerse tantissime incongruenze e anomalie. Andate avanti e questo Parlamento sarà al vostro fianco”. 

 

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