“Ci vulissiru i bummi” è l’espressione in dialetto siciliano con la quale, in un particolare momento di esasperazione, indignazione, rabbia nei confronti di qualcosa o di qualcuno, assaliti dall’impeto, istintivamente verrebbe voglia di mandare tutto all’aria. Una metafora d’uso comune che viene spesso usata quando, dopo i più disparati, ma falliti, tentativi di correzione, si arriva alla conclusione che la cosa migliore da fare è forse demolire per poi ricostruire, riorganizzare, riordinare ripartendo da zero. Cancellando tutto in un batter d’occhio, facendo ricorso al metodo più rapido e immediato: la deflagrazione. Come avviene in ingegneria con le demolizioni controllate per le quali è necessario il completo abbattimento di strutture gravemente danneggiate  per poi avviare un percorso parziale o completo di ristrutturazione o ricostruzione

Visitando il sito istituzionale del Comune di Mistretta ci siamo imbattuti in una determina dirigenziale, dell’Area tecnica, di annullamento, in autotutela, di una determinazione relativa all’affidamento di lavori urgentissimi. Il fatto che i dati sensibili del documento, a cui facesse riferimento la determina di annullamento, fossero intenzionalmente oscurati, ha destato in noi curiosità. Esaminando con attenzione l’atto cogliamo immediatamente che ad un’impresa, che aveva svolto dei lavori per conto del Comune di Mistretta, lo stesso Ente nega il pagamento delle somme spettanti. Ci abbiamo messo poco a capire che l’Impresa, a cui il Comune nega la retribuzione di un lavoro effettivamente svolto, è la stessa alla quale erano stati affidati i lavori urgentissimi in contrada “Leria”, per riparare i danni subiti dalla condotta idrica di adduzione al serbatoio “Basso”.

In buona sostanza questa ditta aveva riparato la perdita della condotta, riattivata la regolare funzione della stessa e consentito l’ordinaria erogazione dell’acqua e il Comune non intende pagare la somma impegnata per l’intervento. Una somma consistente: 7.658,76 iva compresa. Andiamo a leggere meglio e apprendiamo che, a seguito della verifica antimafia richiesta dal Comune amastratino, la Prefettura di Messina disponeva una interditta antimafia nei confronti della società operante nel settore dei lavori pubblici che aveva sistemato il guasto alla condotta.

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Considerato il fatto che il Comune di Mistretta è amministrato da una Commissione straordinaria che ha il compito di ripristinare la legalità il capo all’Ente, sull’attenzione riposta dallo stesso Organo avevamo tratto le nostre conclusioni: “spiaui aiutu all’orbu, iapriu l’uocchi e mi fici scantari” (Ho chiesto al cieco un aiuto, ma aprendo gli occhi mi ha spaventato). Il cieco, ovviamente, sono i Commissari sui quali avevamo istintivamente e frettolosamente addossato ogni responsabilità poiché dagli stessi non ci saremmo mai potuto aspettare un imbarazzante ed imperdonabile errore di questa portata. Come hanno fatto ad affidare i lavori, anche se gravati dall’urgenza, senza prima richiedere la verifica antimafia alla Prefettura? Ci eravamo chiesti. Una leggerezza che rischia di mettere in moto contenziosi che potrebbero causare danni inquantificabili alle già penose casse comunali.

La cosa ci incuriosisce e rileggiamo dall’inizio alla fine, e con molta attenzione, il documento: la determina di annullamento in autotutela e apprendiamo che gli Uffici preposti, prima dell’affidamento dei lavori, erano già in possesso della misura interdittiva di cui era destinataria la Ditta alla quale, ciò nonostante, veniva affidato l’incarico per ripristinare i danni subiti dalla condotta idrica. Cerchiamo altre informazioni provando a metterci in contatto con la Prefettura di Messina. Riusciamo a sapere che l’esplicativa era stata trasmessa, con ampio margine di tempo, al Comune di Mistretta, ma che gli Uffici, ai quali competono gli atti gestionali, non avevano visionato e, con molta superficialità, pur non conoscendo l’esito della verifica antimafia, sulla scorta di un’autocertificazione sulla quale veniva dichiarato il possesso dei requisiti, avevano affidato i lavori

I Commissari non c’entravano niente. Erano all’oscuro di tutto e i sovraordinati che collaborano con l’Organo Straordinario per il controllo delle attività comunali, se pur nominati, all’epoca dei fatti non avevano ancora preso servizio. Saranno i Commissari di concerto con i Funzionari e i Dirigenti della Prefettura, grazie alla costante attività di monitoraggio, in uno scambio d’informazioni, a scoprire il madornale sbaglio perpetrato dagli Uffici e dare indicazioni agli stessi di annullare, in autotutela, la determinazione dirigenziale di affidamento lavori, dando atto che gli effetti del rapporto contrattuale sono caducati, non riconoscendo alcun diritto di credito, per i lavori eseguiti in favore della Ditta, in stato di incapacità ex lege sia al momento della stipula che al momento di esecuzione delle opere.

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Accertata di chi fosse la responsabilità della macroscopica svista, balzata agli onori della cronaca proprio in considerazione del fatto che parliamo di affidamenti di lavori pubblici in una città sciolta per mafia, in cui l’attenzione riposta su ciascun atto dovrebbe essere triplicata, cerchiamo di metterci in contatto con la Ditta che ha realizzato i lavori, sostenendo dei costi. Non riusciamo a parlare con il titolare, ma riusciamo a farci una chiacchierata con chi materialmente aveva eseguito i lavori di riparazione della condotta idrica tempestandolo di domande al quale, l’uomo, a nessuna delle stesse riesce a dare una risposta. Una domanda la rivolge lui a noi:io ho affrontato delle spese, eseguito i lavori affidati all’Impresa a regola d’arte e oggi, quando reclamo il compenso che mi serve per portare avanti la mia famiglia, lo stesso mi viene negato. Ci pari giustu a lei ? Ci pari giustu a lei che per colpa dell’incompetenza altrui io devo perdere il frutto del mio sacrificio e del mio lavoro, mentre chi non ha fatto quello per cui è pagato e che gli spettava fare, quasi certamente, non subirà nessun disagio?” Ci vulissiru i bummi…!