giovedì - 14 dicembre 2017
 
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Da Capo d'Orlando a Los Angeles

Il giovane Alberto Cipriano e il parkour sbarcano su Netflix


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Alberto Cipriano, ventitreenne originario di Capo D’Orlando e laureato in Optometria trova nella disciplina del Parkour  il modo di affrontare anche gli ostacoli della vita. Lo sport è nato nel  1998 in Francia da un’idea David Belle e si è sempre più diffuso e praticato lungo le strade di ogni città. Consiste nell’affrontare un determinato percorso superando gli ostacoli come muretti, scaleo fossi con salti, capriole, arrampicate e altre acrobazie. Alberto parla in un’intervista esclusiva a Nebrodi News di come si è avvicinato a questo sport e dell’esperienza della partecipazione alla serie Netflix “Ultimate Beastmaster Second Season”, programma che tratta di una competizione sportiva mondiale e che verrà trasmesso  a partire dal 15 Dicembre.

Da cosa nasce la tua passione per il Parkour?

“Tutto nasce sette anni fa quasi per caso dal momento che mi sono avvicinato a questa disciplina vedendo dei ragazzi allenarsi nel mio paese, Capo D’Orlando. Ho approfondito la mia passione anche guardando video di vari artisti su Youtube, ma tutto questo all’inizio era stato preso  in maniera molto leggera in primis da me stesso, non mi sarei mai aspettato che tutto ciò mi portasse  del successo”.

Quante ore al giorno ti alleni?

“Al momento, a causa anche del lavoro, dedico  all’allenamento tre o quattro ore al giorno, ma all’inizio dedicavo allo sport ogni momento possibile della giornata e soprattutto del pomeriggio”.

Come descriveresti la disciplina che pratichi a chi non la conosce?

“Direi che è uno sport che aiuta a  superare gli ostacoli.  Cambia il tuo modo di vivere e di vedere il Mondo. Quando entri con tutto te stesso nella disciplina inizi a vedere in ogni oggetto un qualcosa con il quale puoi allenarti, puoi saltare e pensi a come affrontarlo. È  automatico pensare di fare la stessa cosa anche nella vita reale, perché  c’è sempre un modo per affrontare gli ostacoli e superare i propri limiti che siano materiali  o dettati dalla vita”.

A quale artista appartenente a questo Mondo ti sei ispirato?

“Inizialmente i miei modelli erano David Belle, fondatore della disciplina del Parkour, Jason Paul, Daniel Ilabaca e Ryan Doyle. Adesso l’unica fonte di ispirazione per me stesso sono io. Cerco di essere creativo, di innovarmi, di creare movimenti solo miei, ma questo è possibile grazie anche al mio allenamento con persone di alto livello  fatto durante gli eventi  di Parkour e Freerunning  all’ Eden Parkour di Bologna “Prototype” al quale ho partecipato,  che hanno contribuito alla mia crescita graduale”.

Come è nata la tua esperienza targata Netflix?

“Ho partecipato ad un casting per  la seconda stagione di “Ultimate Beastmaster Second Season”, la serie Netflix condotta  da Sylvester Stallone  e diretta da Dave Broome, del quale sono venuto a conoscenza grazie alla pagina Facebook che si occupa di Parkour chiamata “Parkour Family”. Superato il provino ho avuto il mio grande confronto con Los Angeles, luogo in cui è stata girata la seconda stagione della serie. L’impatto con un Mondo completamente diverso dal mio mi ha segnato  profondamente in positivo. È sempre stato un mio sogno andare in California e una volta arrivato nella contea di L.A e più precisamente nell’omonimo capoluogo,  non sono riuscito a realizzare  subito  tutto ciò che stava accadendo. Se dovessi scegliere una parola per descrivere questa esperienza userei di certo  “adrenalina”, ma anche e soprattutto “ crescita personale” sia perché ho avuto modo di testare e superare i miei limiti sia perché ho avuto l’opportunità di avere al mio fianco durante questa esperienza grandi nomi come Bianca Balti e Francesco Facchinetti”.

Cosa consiglieresti a chi ha la tua stessa passione?

“Allenamento. Tanto allenamento anche in compagnia. Anche se è paradossale detto in questa disciplina, bisogna che si  rimanga “con i piedi per terra” perché non sarà possibile fare grandi acrobazie sin da subito.  Anche se la disciplina nasce in strada ed è praticata nella stessa sin dalla sua  nascita, consiglio inoltre  di allenarsi inizialmente in palestra dove sono presenti tutte le misure di sicurezza. Successivamente, quando si è più padroni dello sport e di se stessi, verrà automatico spostarsi in strada. Il Parkour è molto esibizionista, sta alla persona stessa capire  se vuole andare più a fondo per voglia di farlo o per mettersi in mostra e deve  saper scindere  la passione vera verso la disciplina dalla semplice curiosità. Se c’è passione ci sarà la voglia di superare ogni ostacolo e ogni difficoltà che si porranno nel percorso di crescita, fino a quando le sfide diventeranno routine e  la vita personale e la disciplina si fonderanno insieme diventando un’unica parte di quello che si è. Fare questo sport è un po’ come imparare  a camminare: una volta che lo sai fare non sbagli più e nella disciplina più ti alleni, più conosci i tuoi limiti, più migliori. In Italia c’è la possibilità di conoscere persone con la tua stessa passione tramite alcuni meeting  come quello di Schio e di Bologna. Esiste  anche l’occasione di confrontarsi tramite delle gare come  la “Red bull art of motion” organizzata a livello mondiale a Santorini”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Attualmente mi trovo in Regno Unito e per migliorare l’inglese e voglio continuare a conciliare la mia passione per il Parkour  con il progetto primario di cercare lavoro e realizzarmi nell’ambito dell’optometria”.

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