La situazione disastrosa in cui versano le facciate delle palazzine di via Credenza, di proprietà dell’Istituto Autonomo Case Popolari, nel comune di Pettineo, la dice lunga sul coefficiente di sicurezza globale dei complessi residenziali edificati circa 42 anni fa.

Le strutture oggi si presentano inadeguate alla vivibilità, trascurate e pericolose: l’umidità ha corroso le mura e lo stato di degrado si presenta in tutta la sua pericolosità. Ferri delle armature completamente erosi dalla ruggine ed in molti punti non più esistenti. Travi, frontalini, sotto balconi e pilastri versavano in uno stato di fatiscenza impressionante e, a peggiorare il tutto, la presenza di pilastri le cui staffe di armatura risultavano fortemente indebolite dall’aggressione della ruggine.

Avevamo trattato l’argomento nell’articolo pubblicato su questa testata d’informazione, lo scorso novembre. Qualche giorno fa siamo andati a fare un sopralluogo ed abbiamo fotografato alcuni punti delle due strutture che, di seguito, abbiamo mostrato ad un ingegnere dal quale abbiamo appreso che, oltre al pericolo per la pubblica incolumità per la caduta di grossi pezzi di conglomerato cementizio ed intonaci, la corrosione dei muri interni ed il ferro degli elementi portanti, in avanzato stato, metterebbero a rischio la stabilità delle strutture in caso di eventi molto rari quale un sisma. Lo stesso progettista, tecnicamente, ci ha spiegato i vari interventi che accorerebbe fare nelle palazzine. Ci ha parlato di cerchiatura dei pilastri; di riposizionamento ex novo di armature di acciaio; d’inghisaggi tramite iniezioni di resina bicomponente di tipo strutturale; di pulizia dei ferri di armatura ancora funzionanti, riportando gli stessi in uno stato di perfetta nettezza e lucidità per applicare un trattamento anti ossidazione; di ricostruzione del copriferro con specifica malta, da applicare in diverse passate… Tutti interventi necessari per scongiurare infiltrazioni che oggi costituirebbero un serio pericolo per la stabilità delle strutture.

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Ma chi dovrebbe intervenire sugli edifici? Il sindaco di Pettineo, Domenico Ruffino, lo scorso ottobre scrive all’IACP di Messina richiedendo un sopralluogo urgente nel complesso in questione sollecitando un sopralluogo urgente da concordare con i tecnici comunali al fine di intervenire, tempestivamente, con un azione mirata al rifacimento del prospetto esterno, per scongiurare ogni situazione di pericolo. Il dirigente del settore tecnico dell’Istituto Autonomo Case Popolari, dopo circa 3 mesi, risponde al sindaco pettinese affermando di aver interessato l’Assessorato Regionale alle Infrastrutture, richiedendo un finanziamento per intervenire sulle due palazzine di via Credenza che lo stesso Assessorato avrebbe “negato” rispondendo che la disponibilità, sul bilancio Regionale, ammonta solo a 112 mila euro. Importo insufficiente per l’intervento richiesto per il quale di euro ne occorrerebbero 180 mila. Oltretutto, fa sapere l’Assessorato alle Infrastrutture, le 112 mila euro dovrebbero servire per soddisfare tutte le richieste di lavori urgenti di manutenzione straordinaria degli edifici nell’intera Isola.

“Vista la situazione delle palazzine – si legge nella medesima nota a firma del dirigente del settore tecnico dell’IACP di Messina – si ritiene necessario intervenire con urgenza per procedere al risanamento delle strutture in cemento armato, ripristino degli intonaci dei prospetti ed eliminare le infiltrazioni che si verificano dai prospetti e dalla copertura, non risolvibili con interventi tampone…a tutela dell’incolumità pubblica e privata per la presenza di cornicioni, parapetti, gronde e tratti di prospetto che si presentano ammalorati e fessurati e minacciano di crollare su spazi pubblici….”

Tenuto conto che l’Istituto Autonomo Case Popolari non può eseguire i lavori straordinari sugli alloggi, il Dirigente dell’Ente conclude la sua missiva suggerendo al sindaco di Pettineo di adottare i provvedimenti che riterrà opportuni e necessari a tutela della pubblica e privata incolumità. In buona sostanza, come si direbbe a Pettineo, “ci allargau i vrazza” ossia si è arresa di fronte alla circostanza, secondo lei, d’impossibile risoluzione, rimettendo ogni responsabilità e decisione in capo al primo cittadino pettinese.

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A questo punto al sindaco Ruffino non rimane null’altro da fare che optare per una delle due possibili soluzioni:  a) Trovare un’altra sistemazione agli abitanti dei 12 alloggi, valutando anche la possibilità di ospitarne qualcuno a casa propria. b) Chiedere un autorevole ed immediato intervento al Prefetto di Messina e all’Assessorato Regionale alle Infrastrutture, proprietario degli alloggi popolari. Il primo cittadino sceglie l’opzione b. Domenico Ruffino prende carta e penna e scrive: … qualora il sottoscritto si trovasse costretto a porre in essere quanto proposto dal funzionario dell’Istituto Autonomo Case Popolari, le implicazioni di ordine politico-sociali che ne deriverebbero sicuramente impatterebbero anche sulle Istituzioni in indirizzo. Ma tutto ciò, a distanza di circa un mese, non sortisce alcun effetto sulle Istituzioni   

Mentre sulla sorte delle famiglie ubicate nelle palazzine, dichiarate critiche, di via Credenza si continua, dunque, a consumare il braccio di ferro tra Comune, IACP e Assessorato Regionale alle Infrastrutture, assistiamo ad un disagio sociale di nuclei familiari, gravemente esposti a serio pericolo, a cui nessuno sembra dare il giusto peso e la legittima considerazione. L’aspetto che potremmo definire simpatico, se la cosa non fosse tremendamente seria, è che c’è ancora qualcuno in giro che si stupisce del fatto che nell’opinione pubblica si è radicato l’assioma secondo cui l’attenzione nei confronti degli immigrati è sovradimensionata rispetto a quella riservata alla popolazione italiana.