Trapela qualche aspetto legato alle motivazioni secondo le quali il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro Salvini, ha deliberato lo scioglimento del Consiglio Comunale di Mistretta. Scioglimento che ha comportato la decadenza di Sindaco, consiglieri e componenti della Giunta municipale. Dalla relazione del Ministro degli Interni al Presidente della Repubblica, notificata agli ex amministratori e consiglieri del Comune amastratino, in data odierna, emergono forme di ingerenza da parte della criminalità organizzata tali d’aver compromesso la libera determinazione e l’imparzialità dell’amministrazione dell’Ente.

Difatti, si legge nel documento, la commissione d’indagine, nominata dal Prefetto di Messina, “dopo aver esaminato il contesto e le figure criminali della compagine politica ha riscontrato una serie di criticità ed irregolarità amministrative che attestano uno sviamento dell’attività amministrativa dal principio di legalità e dal perseguimento del bene comune”.

La commissione d’accesso, avvalendosi delle risultanze investigative dell’operazione “Concussio”, che ha portato all’esecuzione di custodia cautelare in carcere, tra gli altri, un consigliere comunale di Mistretta, ha analizzato la rete di rapporti e cointeressenze tra amministratori comunali, mondo dell’imprenditoria locale e criminalità di tipo mafioso ed i riflessi che tali attività hanno prodotto sull’attività dell’amministrazione comunale. Di seguito l’elenco di alcune criticità, estratte dalla sintesi della relazione prefettizia indirizzata al Presidente della Repubblica, che hanno portato allo scioglimento del Comune:

  • situazioni d’incompatibilità di qualche consigliere;
  • creazione di un vero e proprio “comitato d’affari” costituito da alcuni amministratori locali ed esponenti della criminalità organizzata che ha fortemente condizionato le scelte amministrative dell’Ente;
  • complesso intreccio di cointeressenze tra esponenti politici ed ambienti controindicati in cui si sofferma la figura di un consigliere comunale amministratore unico della società che inizialmente si era aggiudicata la gara d’appalto dei lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo “Fiumara D’Arte”;
  • controindicazioni nei confronti di un altro consigliere comunale per il quale la commissione d’accesso ha verificato, anche sulla base di risultanze processuali, la sua appartenenza ad un’articolata struttura criminale finalizzata al controllo politico amministrativo dell’intera area mistrettese;
  • mala gestio del patrimonio comunale, in particolare dei fondi rustici che ha determinato una situazione finanziaria deficitaria, stigmatizzata anche dalla Corte dei Conti che ha ritenuto la gestione del patrimonio immobiliare assolutamente inadeguata;
  • il Comune non avrebbe riscosso i canoni di locazione e numerosi terreni sono detenuti in assenza di contratto o di altro idoneo titolo di possesso;
    viene rilevato che esponenti della criminalità organizzata o soggetti ad essa contigui, sono possessori di terreni comunali;
  • fondo del Comune detenuto da una persona – di cui vengono segnalati rapporti con la famiglia mafiosa egemone – stretto parente di un esponente di vertice dell’amministrazione comunale;
  • viene rilevato che l’amministrazione comunale non ha dato attuazione al Protocollo di Legalità e che tale circostanza configura un’omissione di particolare rilievo tenuto conto che sul territorio di Mistretta è accertata, giudizialmente, la sussistenza di estesi fenomeni di imprenditorialità mafiosa;
  • emerge che il “comitato d’affari”, rilevato dalle indagini dei commissari prefettizi, ha fortemente condizionato, in seno al Consiglio comunale, i contenuti del regolamento per la gestione dei fondi rustici, proponendo emendamenti di modifica al testo che, di fatto, hanno limitato la possibilità al Comune di disporre dei propri beni;
  • nel settore appalti di lavori pubblici e servizi pubblici, l’Ente ha agito in violazione di disposizioni normative ricorrendo ripetutamente, in assenza dei prescritti controlli antimafia, ad affidamenti diretti, in taluni casi in favore di imprese i cui titolari sono gravati da precedenti per gravi reati associativi o riconducibili ad ambienti criminali;
  • affidamenti in via diretta, in somma urgenza o con ordinanze contingibili e urgenti adottare dal sindaco in materia di rifiuti – settore notoriamente gravitano gli interessi della criminalità;
  • irregolarità sono state evidenziate anche per il nolo a caldo dei mezzi per lo sgombero neve dalle principali strade comunali e per il servizio refezione scolastica della scuola primaria e secondaria affidata ad un impresa riconducibile ad altro amministratore comunale;
  • concreti elementi attestano uno sviamento dell’attività amministrativa dai principi di legalità e buon andamento sono emersi anche dall’analisi delle procedure concernenti le elargizioni dei contributi comunali;
  • in molti casi i destinatari dei sussidi sono soggetti gravati da condanne penali di rilevanza sociale e che l’amministrazione comunale, nel corso del mandato, non ha posto in essere alcuna iniziativa per escludere dai benefici persone in stato di detenzione per reati di grande entità.
    Le circostanze analiticamente esaminate e dettagliatamente riferite nella relazione del prefetto hanno rilevato una serie di condizionamenti nell’amministrazione comunale di Mistretta volti a perseguire fini diversi da quelli istituzionali che hanno determinato lo svilimento e la perdita di credibilità dell’istituzione locale nonché il pregiudizio degli interessi della collettività, rendendo necessario l’intervento dello Stato per assicurare la riconduzione dell’Ente alla legalità. 

A breve, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, verrà pubblicato il decreto di scioglimento, a firma del Presidente della Repubblica, e le motivazioni nel dettaglio.

Leggi anche:  Mafia sui Nebrodi, 4 arresti per estorsione - I NOMI