Sei condanne del primo grado confermate e undici con riduzione di pena per un totale di 66 anni decise dalla Corte d’Appello di Messina nel processo dell’operazione “Senza Tregua”, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina che nel 2016 aveva colpito la cosca di Tortorici, stroncando il tentativo di rinascita.

Le sei condanne del primo grado confermate sono per Giuseppina Chiaia 8 mesi e non menzione, Francesco Costanzo, 1 anno e 9 mesi, Andrea Favazzo, 1 anno e 6 mesi, Simone Ingrillì, 6 mesi e non menzione, Domenico Giuseppe Raneri 8 mesi e non menzione e Vincenzo Rosano a 10 anni.

Le undici riduzioni riguardano Giovanni Aspri condannato a 12 anni e 8 mesi; Calogera Rina Costanzo, 9 anni e 6 mesi; Luca Destro Pastizzaro, 6 anni e 8 mesi più 30.000 euro di multa; Gianluca Favazzo, un anno; Sebastiano Favazzo, 3 anni e 8 mesi; Antonio Foraci, 17 anni e 9 mesi (rispetto a ben 30 anni del primo grado); Cristian Foraci, 11 anni e 9 mesi; Roberto Galati Giordano, 2 anni; Sebastiano Galati Rando, 2 anni e 6 mesi; Giovanni Montagno Bozzone, 7 anni e 6 mesi; Massimo Rocchetta, 2 anni.

Disposto anche il risarcimento, pari a 500 euro, per ciascuna delle parti civili costituite, nei confronti di Foraci Antonio, Foraci Cristian, Montagno Bozzone Giovanni e Rocchetta Massimo Salvatore.  

La conferma delle pesanti condanne inflitte in primo grado era stata chiesta, dal procuratore generale, all’inizio del dicembre 2019, in apertura del processo d’appello relativo all’operazione scattata il 30 maggio 2016 sui Nebrodi ed eseguita dalla polizia del commissariato di Capo d’Orlando e del posto fisso di Tortorici col coordinamento della Dda di Messina.

Il 18 dicembre 2016 Giuseppe Sinagra, residente a Sinagra, arrestato nella “Senza tregua”, è stato condannato a 6 anni di reclusione, per associazione mafiosa finalizzata all’estorsione, con il rito abbreviato. Secondo l’accusa, sostenuta da intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti ed altro materiale probatorio, a Tortorici, oltre alla cosca dei “Batanesi”, l’egemonia sarebbe passata sotto il controllo dei Bontempo Scavo, i cui storici capi, i fratelli Cesare e Vincenzo, da tanti anni sono ristretti al carcere duro con condanne definitive all’ergastolo nell’ambito dell’operazione “Mare Nostrum”. Un loro vecchio affiliato, Antonio Foraci, avrebbe preso le redini del clan con una conduzione “familiare” nella gestione delle estorsioni, insieme alla moglie e al figlio. Insieme a loro anche Rocchetta, Montagno Bozzone e Sinagra. Un altro gruppo si sarebbe dedicato allo spaccio di sostanze stupefacenti con diramazione Tortorici e verso altri comuni nebroidei.
 
Leggi anche:  La mani della mafia sui pascoli dei Nebrodi, concluse le indagini preliminari