Ci risiamo. Sono passati solo due mesi dall’ultima protesta da parte dei genitori, che lamentavano le indecenti condizioni di freddo alle quali erano costretti a sottostare i propri figli nelle classi, e le scuole di Mistretta sono nuovamente al gelo.

La scuola dell’infanzia in via Verga dallo scorso giovedì è priva di riscaldamento e da oggi anche la scuola primaria e secondaria ospitate nel plesso Principessa di Piemonte, dell’Istituto Comprensivo “Tommaso Aversa”. Il motivo ufficiale: manca il gasolio. L’ultimo rifornimento nelle scuole di Mistretta era stato eseguito nei primi di gennaio. Gli oltre 5000 litri di gasolio da riscaldamento per gli edifici di pertinenza comunale, erano stati suddivisi in scuole ed edifici comunali, tenendo conto fabbisogno stimato sulla base del consumo medio della caldaia e dell’orario giornaliero di accensione (8 ore di media). Chiarito ciò eccoci all’individuazione del problema.

Dallo scorso dicembre le centrali termiche di proprietà del Comune di Mistretta sono, ufficialmente, senza un manutentore. Il 14 dicembre, apprendiamo dal sito del Comune, scade il contratto alla ditta che si occupa della gestione e manutenzione delle centrali termiche negli edifici comunali. L’ufficio preposto, probabilmente troppo oberato di lavoro, né prima (come sarebbe stato giusto fare) né tantomeno dopo la scadenza del contratto di manutenzione, provvede a bandire la gara per l’assegnazione, appunto, della manutenzione ordinaria e straordinaria delle centrali (prevista per legge).

Risulta dunque che le centrali, sia per quanto riguarda l’orario di accensione, sia per quanto riguarda l’orario di spegnimento, sono prive di controllo e, di conseguenza, il calcolo del fabbisogno stimato sulla base del consumo medio delle centrali termiche, non è più attendibile. Il gasolio finisce prima di quando dovrebbe, gli alunni delle scuole di Mistretta si “sciuscianu” i pugni, i genitori, giustamente, sbraitano per l’insostenibile situazione e quanti, giornalmente, non fanno che puntare il dito contro l’operato dei Commissari pensano ci siano tutte le condizioni per poter affermare: “puru chisti, però, nun fannu un cazzu”.

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