Ci mancava anche questa. Non solo ci dobbiamo preoccupare dei pesticidi, dei metalli pesanti, dei residui di antibiotici e in genere di tutti quei cibi messi giornalmente sotto i riflettori per l’impatto negativo sulla nostra salute. Adesso spunta un nuovo nemico del nostro piatto, di cui si parla ancora sottovoce, utilizzando sigle sconosciute ai più. Stiamo parlando degli oli minerali “Mosh” (mineral oil saturated hydrocarbon) e “Moah” (mineral oil aromatic hydrocarbon), sostanze potenzialmente dannose derivate dal mondo dei combustibili fossili, di cui non è raro trovare tracce in molti alimenti confezionati.

Da dove vengono? Principalmente dagli imballaggi, soprattutto da carta e cartone riciclati, ma non solo. Migrano perché sono molecole volatili, che si muovono nell’aria e si riconsiderano quando entrano a contatto con il cibo, “fissandosi” a ciò che mangiamo. La comunità scientifica li studia da alcuni anni: si sa che i Mosh hanno il brutto vizio di accumularsi nel nostro organismo, con effetti da valutare, e che i Moah, al pari di altre molecole aromatiche come alcuni idrocarburi policiclici aromatici, sono meno persistenti ma potenzialmente cancerogeni. Tuttavia  ancora molte cose devono essere chiarite, sia sulle fonti da cui provengono sia sul reale impatto sulla nostra salute. A gennaio 2017 la Commissione europea ha chiesto agli Stati membri di organizzare un monitoraggio sugli alimenti in vendita nei singoli Paesi. Una raccolta di dati che servirà a Efsa, l’Autorità europea per la sicurezza alimentare, per valutare il rischio reale per i consumatori e giungere così ad una legge comune che limiti o vieti del tutto la presenza di oli minerali nei cibi che consumiamo.

Leggi anche:  Arriva il primo caldo, gli esperti consigliano