I medici in servizio nella UO di Medicina/Lungodegenza, del presidio ospedaliero di Mistretta, con una lettera indirizzata al dirigente della medesima Unità Operativa, al direttore di presidio Ospedali di Mistretta e Sant’Agata di Militello, al direttore generale dell’ASP 5 di Messina, al sindaco e al presidente del consiglio del comune di Mistretta e all’Assessore regionale alla salute, denunciano e informano gli organi in indirizzo, della pericolosità rappresentata dalla totale assenza, in alcune giornate, di uno specialista Cardiologo, anche al Pronto Soccorso del nosocomio cittadino.

Con la precisa, chiara e dettagliata nota, che di seguito pubblicheremo integralmente, i medici Sebastiano Zingone, Tatiana Spinnato e Carlo Cannistraci spiegano i disagi e reclamano l’emanazione di precise linee-guida e protocolli da valere come ordine di servizio esplicito ed inequivoco da cui risulti chiaramente la Figura gerarchica che le dispone e l’obbligatorietà di ottemperarle da parte di medici non specialisti in cardiologia; in modo tale da non lasciare nulla all’improvvisazione e da cui risulti in capo a chi ricade la responsabilità della gestione di tali pazienti.

Uno dei tre cardiologi, che sono stati in servizio presso questo Ospedale sino al Gennaio scorso, è stato destinato ad altro Presidio. I due soli medici cardiologi rimasti, pertanto, non potranno assicurare la loro presenza per tutte le giornate e le notti del mese, neanche in regime di pronta disponibilità. Per i giorni e le notti privi della presenza del cardiologo, non è prevista, ad oggi,  alcuna alternativa, né risulta che sia stata emanata alcuna disposizione scritta che chiarisca in maniera inequivoca quale linea-guida condivisa e attiva adottare  in caso di situazione di emergenza in PS e/o nei Reparti di questo Presidio Ospedaliero, già classificato di “zona disagiata” e distante dalle Strutture di Cardiologia emodinamica ed interventistica.   Si potrebbe pertanto configurare il caso che, in assenza del cardiologo, l’emergenza, l’assistenza, la terapia e l’eventuale trasferimento di un paziente con patologia cardiologica sia demandata ad un medico non cardiologo, privo della competenza, formazione ed esperienza in ambito cardiologico, con l’unica “colpa” di essere in quel momento reperibile per pronta disponibilità nel proprio Reparto di appartenenza.

In considerazione di quanto detto sopra, appare opportuno far presente quanto segue:

A – l’istituto della pronta disponibilità ha il chiaro intento di affrontare le situazioni di emergenza in mancanza della guardia attiva e la stessa pronta disponibilità non può equivalere a mera supplenza di un sanitario assente da parte di un altro appartenente a diversa disciplina; a tal proposito si ritiene illegittimo affidare l’emergenza e l’assistenza specialistica cardiologica ad un sanitario appartenente a diversa disciplina poiché in palese contrasto con quanto disposto dall’Art. 17 del vigente CCNL che recita: “…il servizio di pronta disponibilità è organizzato utilizzando dirigenti appartenenti alla medesima disciplina”.

B – considerando il fatto che oramai la Medicina è specializzata e specialistica, appare azzardato pensare di assicurare l’emergenza e la assistenza cardiologica  costringendo di fatto un geriatra, un internista, un reumatologo o un altro medico non specialista in cardiologia a trattare in maniera competente un infarto piuttosto che una aritmia cardiaca grave o altre emergenze cardiologiche ovvero ad improvvisarsi consulente cardiologo per il PS o altre UU.OO. Ciò infatti comporterebbe sicuramente gravi rischi prima di tutto per il paziente, oltre che per il medico che si troverebbe ad operare su patologie non pertinenti alla sua formazione ed alla sua esperienza di servizio.

C – l’eventuale coinvolgimento di uno dei soli tre medici in servizio nella UO di Medicina/ Lungodegenza (uno di ruolo, gli altri due a tempo determinato) in una consulenza /emergenza /trasferimento di un paziente cardiologico (oltre alle perplessità specificate in A -) soprattutto nelle ore pomeridiane o notturne, priverebbe, di fatto, la UO suddetta della presenza e/o della pronta disponibilità del medico di reparto reperibile, privando quindi i degenti di assistenza medica specifica. A questo proposito si fa rilevare che due medici che avrebbero voluto e potuto coprire la carenza di organico in questa UO, pur essendo stati individuati dall’Azienda, non sono ancora stati immessi in servizio.

D – l’utilizzo di un sistema tecnologico (Lifepak), il cui funzionamento, tra l’altro non è stato ancora illustrato,  mediante il quale il paziente cardiologico, giunto in PS ovvero già ricoverato, viene “valutato” da tale macchina, la quale invia i dati rilevati a medici cardiologi dislocati in altre sedi, suscita molte perplessità sulla efficacia (e sull’etica) di una metodica che esclude a priori la visita clinica ed il contatto diretto del cardiologo con il paziente, nell’immediato e nel successivo iter clinico-diagnostico-terapeutico. La gestione di un paziente cardiologico è potenzialmente complicata da eventi imprevedibili che possono richiedere interventi specifici in emergenza che difficilmente possono essere gestiti a distanza  da uno specialista che neanche ha di fronte il paziente, ma solo dei semplici fogli di carta come la traccia ECG e qualche nota scritta da chi accoglie il paziente stesso. Ciò è tanto più grave se si considera la ingiusta discrepanza di trattamento di cui potrebbe beneficiare un paziente assistito dal cardiologo presente fisicamente rispetto ad un altro che semplicemente è collegato ad una fredda macchina che ne invia  a distanza i rilievi.

E – inoltre appare opportuno considerare pure che il venir meno di un cardiologo, in questa realtà ed in questo Ospedale già dichiarato di “Zona disagiata” dall’Atto Aziendale e con popolazione per lo più anziana, comporterà inevitabilmente la riduzione della assistenza cardiologica di base alla cittadinanza con conseguente ulteriore prolungamento dei tempi di attesa per una visita od un ECG o una Ecocardiografia ambulatoriali e la riduzione degli innegabili risultati in termini di prevenzione e riduzione delle ospedalizzazioni ottenuti negli anni scorsi grazie alla efficienza degli ambulatori di cardiologia assicurati dai tre medici presenti sino al 31 Gennaio scorso.

F – quanto detto sopra,  costringerà i cittadini di questa zona, anziani per la maggior parte,  a rivolgersi ad altre strutture, anche fuori azienda; oppure, purtroppo, a rinunciare alle cure per oggettiva difficoltà a raggiungere altri presidi sanitari, con conseguente calo di “fatturato” per la ASP di Messina (la cui entità, sommata ai risparmi ottenuti con le minori ospedalizzazioni,  probabilmente sarebbe più che sufficiente a coprire le spese per stipendiare il terzo medico cardiologo). Ciò, verosimilmente, innescherà un perverso meccanismo per cui, riducendosi progressivamente  il numero di prestazioni, si potrà arrivare a dichiarare la non produttività del servizio di cardiologia e la conseguente sua completa e definitiva abolizione.

G – suscita forti interrogativi e perplessità la scelta di sottrarre uno dei soli tre cardiologi all’Ospedale di Mistretta per aggiungerlo a quelli già presenti nell’organico dell’Ospedale di S.Agata di Militello. Visto che la supposta carenza di cardiologi si verifica in quell’Ospedale, sarebbe sembrato più logico dotare quell’Ospedale del supporto tecnologico del Life pack, piuttosto che impoverire ancora di più l’Ospedale di Mistretta.  Forse i nostri cittadini non hanno lo stesso diritto alla salute di tutti gli altri? Ovvero si devono augurare di non star male nelle giornate in cui non è prevista la presenza fisica del cardiologo, ma di un surrogato tecnologico e di un medico non cardiologo che rischia in prima persona per essere costretto ad assistere un paziente non di propria competenza?

H – si precisa infatti che l’assicurazione professionale per colpa grave che ciascun medico sottoscrive e paga personalmente, potrebbe non coprire i rischi derivanti dall’esercitare la propria professione su discipline diverse da quella di appartenenza.

I – infine, quanto segnalato sopra può trovare spiegazione solo con la precisa volontà di dismettere progressivamente questo Presidio Ospedaliero. Tale risultato si sta perseguendo con la strategia di creare sempre maggiori difficoltà ai sempre più esigui operatori ed, in ultimo, ai cittadini di questa reietta zona che, più che “disagiata”, è in realtà “disgraziata”.  

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