mercoledì - 25 aprile 2018
 
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Previsto il calo di prestazioni erogate ai cittadini del territorio

Sempre meno servizi all’Ospedale di Mistretta, da gennaio via un cardiologo

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Seppur a rilento, rispetto ad un crono-programma, che nell’arco di qualche anno, secondo molti, ne prevede la dismissione, continua sistematica la spoliazione e il depotenziamento dell’Ospedale SS. Salvatore di Mistretta. A partire dal prossimo gennaio, uno dei tre medici cardiologi, che fino a dicembre era in forza al Servizio di Cardiologia del nosocomio amastratino, andrà a prestare servizio presso reparto di cardiologia dell’ospedale di Sant’Agata di Militello.

Al medico, con contratto di lavoro a termine, è stata prorogata dall’ASP la convenzione per ulteriori 6 mesi, ma sull’Unità cardiologica sant’agatese. Come è ovvio la riduzione del numero di cardiologi, da tre a due, comporterà, inevitabilmente, il calo di prestazioni erogate ai cittadini del territorio che, per i servizi annessi alla cardiologia, si rivolgono all’ospedale di Mistretta.

Il servizio, tra i più efficienti nella struttura sanitaria, sin ora, ha garantito l’ambulatorio cardiologico, l’assistenza ambulatoriale allo scompenso cardiaco, l’esecuzione di esami strumentali quali Ecocardiografia e Doppler vascolare, le emergenze cardiologiche in Pronto Soccorso e le consulenze ai reparti di Medicina, Lungodegenza e Fondazione Maugeri. Va da se che la riduzione del numero di prestazioni avrà, gioco forza, ripercussioni sui tempi di attesa per qualsivoglia tipo d’indagine e visita cardiologica, costringendo i cittadini a rivolgersi ad altre strutture pubbliche lontane chilometri o, peggio, a privati. Senza contare il riflesso negativo sulle valutazioni che vengono, periodicamente, effettuate sulla mole di qualsiasi servizio o ambulatorio.

Qualche mese fa, al SS. Salvatore di Mistretta, era stato sospeso il servizio di endoscopica digestiva. L’endoscopia digestiva, per chi non lo sapesse, è quella tecnica diagnostica tramite la quale è possibile verificare eventuali alterazioni presenti negli organi interni dell’apparato digerente: esofago, stomaco, duodeno, con la gastroscopia; che permette di approntare una diagnosi osservando dall’interno la parte inferiore del tubo digerente costituita da retto, sigma, colon tramite colonscopia e  rettoscopia.  Esami che possono essere prescritti per molteplici ragioni e rappresentano, oggi, i migliori strumenti diagnostici ed operativi a disposizione della moderna medicina, particolarmente utili per individuare anomalie a carico dell’addome superiore che persiste nonostante una terapia farmacologica, per lo screening dei tumori del colon, soprattutto nei soggetti che hanno familiarità per questa patologia e per molto altro ancora. L’ambulatorio di endoscopia digestiva, nel nosocomio amastratino, svolgeva attività sia per pazienti esterni che per pazienti ricoverati presso la struttura ospedaliera.

Nella sala operatoria le attività sono sospese da diverso tempo, ma nessuno si è ancora reso conto il reale pericolo al quale sono esposti i pazienti che, ignari di tutto, giungono in ospedale con la necessita di un intervento chirurgico improcrastinabile, in ambiente asettico come ad esempio un intervento su una grave emorragia, una  difficile insufficienza respiratoria da trattare chirurgicamente o altri interventi di natura chirurgica che devono necessariamente essere effettuati nel più breve tempo possibile per evitare complicazioni che possano compromettere la vita o che possano aggravare le condizioni del paziente nonostante la terapia medica: perforazione viscerale, appendicite acuta, ernia strozzata… Due soli anestesisti assegnati all’Unità Operativa che si alternano, giornalmente, garantendo, con turni disumani e per quanto sia possibile, urgenze, consulenze ed assistenza in caso di trasferimenti in cui è prevista la figura del medico specialista.

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La popolazione del territorio, che per le cure sanitarie fa capo al SS. Salvatore di Mistretta, si è ultimamente convinta che il decreto dello scorso marzo, con il quale l’ospedale amastratino, insieme a quello di Lipari, veniva inserito tra i nosocomi cosiddetti in “zona disagiata”, serve, non ad aprire, bensì a chiudere la strada a quel tanto atteso “arrivo di personale” che sarebbe servito a rimettere in moto l’intera struttura.

La gente, dal territorio dell’Halaesa,  si è, erroneamente, convinta che Ospedali Riuniti Sant’Agata –Mistretta significa tutelare e salvaguardare la popolazione che orbita attorno all’ospedale di Sant’Agata di Militello, spostando, al bisogno, il personale medico in quella direzione. Mai viceversa. L’utenza dell’area mistrettese, negli ultimi tempi, dice cose senza senso; afferma che a seguito di un minore numero di prestazioni, gli strateghi della sanità aziendale e regionale, con un perverso se non diabolico gioco delle parti, avranno la giustificazione per depotenziare, ancor più, la struttura nosocomiale sino ad affliggerla di difficoltà motivandone, in seguito, la chiusura.

Ma queste sono solo chiacchiere di persone che non sanno e non capiscono di dinamiche legate alle strategie ed alla ripartizione delle risorse umane specialistiche, per un’equa assistenza sanitaria. Di gente che non ha fiducia nella politica e non fa altro che lamentarsi: dei livelli essenziali legati alle prestazioni, che il Servizio Sanitario sarebbe tenuto a garantire a tutti i cittadini, in ogni porzione di territorio nazionale, come si lamenta di altre cose. Voci maligne di utenti esigenti che affermano, spudoratamente, che a Mistretta e nell’area circostante, l’assistenza sanitaria non riesce a soddisfare minimamente gli obiettivi di salute indicati nel Piano Sanitario Nazionale. La verità, sicuramente, sarà un’altra. 

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