La verità non è sempre quella più scontata, neppure se viene da sentenze della magistratura. Quelle sono appunto sentenze e vanno rispettate come “verità processuali”. Poi possono essere commentate e anche discusse, perché per fortuna siamo in democrazia. Se così non fosse stato per esempio nel caso di Borsellino, ci saremmo trovati ancora con la verità del falso pentito Scarantino. Avere dubitato ha permesso di far rilevare una serie impressionante di errori giudiziari. Ed è venuta fuori quell’ombra dello Stato che ancora oggi avvolge il mistero”.

Lo afferma Nicola D’Agostino, parlamentare regionale di Italia Viva, componente della Commissione regionale Antimafia guidata dal Claudio Fava, facendo un elenco sulle stranezze che lo stesso rileva sull’attentato all’ex presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, dopo la pubblicazione da parte della Commissione della relazione sull’attentato compiuto il 18 maggio 2016.

“Ecco alcune contraddizioni che si riscontrano sulla ricostruzione delle dinamiche dell’attentato ad Antoci.

1. L’auto del peso di una tonnellata non doveva fermarsi davanti ad un ostacolo superabile: lo dice il protocollo oltre che il buon senso. Basta dare un’occhiata ai sassi che erano stati posti sulla strada per capire.
2. L’autista aveva tutto il tempo e lo spazio per fare manovra e tornare indietro, se proprio non voleva andare avanti.
3. La vittima non doveva scendere dall’auto e fare trenta metri allo scoperto per entrare in un’altra auto non blindata: quello era il momento del peggior pericolo.
4. L’attentato avviene nell’unico tratto di bosco (su 27km) che è vicino ad una casermetta con forestali armati: gli attentatori non potevano non sapere,
5. La scelta del luogo è irragionevole soprattutto se fosse di matrice mafiosa
6. Il commissario Manganaro aveva avuto dubbi già a Cesarò e si intrattiene con il sindaco dopo la partenza dell’auto di Antoci per visionare foto di sospetti. Il sindaco lo rassicura.
7. In ogni caso, avendo perplessità, avrebbe dovuto, per regola, comunicarli alla scorta ed impedire che l’auto continuasse lungo una strada isolata
8. Invece Manganaro, dieci minuti dopo, parte a sua volta da Cesarò per raggiungere l’auto, rimonta con facilità la strada, non fa una telefonata, e arriva esattamente in coincidenza degli spari, che essendo stati tre, saranno durati un secondo. Coincidenza incredibile
9. Sempre in quel secondo Manganaro sente e vede (siamo in un bosco in piena notte) gli spari, parlerà di più uomini armati, ma la Scientifica lo smentisce: infatti un’arma soltanto è stata utilizzata.
10. Manganaro comincia a sparare e riferisce di aver riconosciuto figure nel bosco quando la visibilità è praticamente nulla
11. L’ispettore Granata si avventura in un solitario e pericoloso inseguimento nel bosco, ma non vede nessuno
12. Due poliziotti vengono abbandonati per oltre venti minuti vicino l’auto blindata: altro comportamento fuori dal protocollo
13. Non scattano i posti di blocco in tutto il territorio
14. Dai risultati della scientifica i tre colpi arrivano dall’alto verso il basso, quando dovrebbe essere l’opposto secondo le versioni ufficiali ed il luogo
15. I tre colpi centrano tutti lo stesso punto, nonostante il tiratore sia uno soltanto ed in condizioni di buio assoluto
16. Si tratti di un fucile a pallettoni da cacciatore. Non esattamente quello da utilizzare in un attentato del genere ad opera di professionisti mafiosi!
17. Le bottiglie incendiarie dovevano essere usate per fare uscire Antoci dall’auto ed invece sono rimaste inutilizzate
18. Un commando di professionisti non avrebbe fallito, ma sopratutto avrebbe organizzato un tiro incrociato
19. Un commando ben organizzato e composto da una decina di attentatori non sarebbe scappato, neppure all’arrivo di Manganaro
20. Il sindaco di Cesarò ha dichiarato che nulla di strano aveva ravvisato la sera in paese
21. Il comandante della caserma dei carabinieri di Cesarò afferma che i sospetti di Manganaro erano infondati. Nessuno lo ha mai interrogato (tranne la commissione antimafia)
22. I mafiosi locali, tutti indagati ed intercettati, sono stati ritenuti non coinvolti
23. L’esistenza di un’altra mafia interessata ad Antoci appare dunque una improbabile ipotesi, comunque non suffragata da alcuna prova
24. Altri (?) tre colpi (afferma Antoci) di aver sentito più tardi, quando era nel rifugio della forestale
25. Le indagini, fuori da ogni regola e logica, vengono affidate anche al commissariato di Militello, di cui fanno parte Manganaro e gli uomini della scorta
26. Nessun confronto viene effettuato con chi dentro la Polizia solleva dubbi e propone versioni diverse, responsabilità questa del Questore che alla domanda non risponde
27. Dubbi sono stati espressi da organi di stampa di livello nazionale (Report, L’Espresso, Repubblica, La Sicilia), ma i giornalisti non sono mai stati sentiti (seppure dichiarassero di avere avuto fonti autorevoli)
28. La commissione si è avvalsa della collaborazione di un poliziotto ed un magistrato (entrambi in pensione e a titolo gratuito) di altissimo livello per competenza, professionalità e carriera (a proposito delle elucubrazioni…)

Questi sono fatti – continua D’Agostino -. Se mafia è stata, il livello di dilettantismo appare evidente. Le sentenze su Antoci dicono le seguenti cose: fu organizzato ed eseguito un attentato, ma non si sa da chi, per quali motivi e neppure se gli autori erano mafiosi. Ecco perché sorge un democratico dubbio ed una Commissione parlamentare sente l’esigenza di intervenire, senza preconcetti, ponendo domande e cercando risposte. I dubbi sono quelli elencati. Certo, così facendo si turba l’ordine costituito e si scalfisce la conformista retorica antimafiosa che ancora ammorba la Sicilia. Montante evidentemente non ha insegnato nulla!

Pur non avendo certezza di cosa sia avvenuto, ci sembra difficile, ed anche arduo, concludere con tanta sicurezza che si tratti di un attentato di mafia. Piuttosto dovrebbe essere più ragionevole l’ipotesi di un atto dimostrativo di chissà chi, oppure di una messa in scena per finalità ignote. Ovviamente le differenze ci sono e con esse le conclusioni sul merito.

Queste non sono complicate e contorte elucubrazioni, piuttosto sensate elucubrazioni (dare un’occhiata al dizionario non guasta) che altri hanno pensato bene di non fare. La relazione non si fonda né sulle opinioni di un singolo audito, né sugli esposti anonimi (mai letti), e neppure sulla tragica coincidenza pochi mesi dopo della morte (in 24 ore) di due poliziotti dello stesso commissariato.

Ogni cittadino ha però oggi, leggendo la relazione che tiene conto ovviamente anche dei risultati investigativi e delle sentenze, gli elementi sufficienti per farsi la propria idea. Capisco che la cosa dispiaccia a chi vuol fare intendere che esiste una sola verità, ma non essendoci inconfutabili certezze al riguardo le ipotesi potrebbero essere addirittura tre. E quella ufficiale (attentato della Mafia) appare la più debole, appunto la meno plausibile. Le altre due (simulazione e messa in scena), ad oggi, sembrano più logiche”.