Attentato incendiario a danno di Mammana, le Istituzioni voltano la testa dell’altra parte

Mercoledì 21 febbraio, intorno alle ore 19, viene dato alle fiamme un mini escavatore in una campagna a pochi chilometri da Motta D’Affermo.

Il mezzo da lavoro apparteneva al Gruppo Mammana di Castel di Lucio, un’importante realtà imprenditoriale dei Nebrodi occidentale che oggi da lavoro a circa 230 dipendenti. La realtà che noi, utilizzando un’asimmetrica analogia, abbiamo qualche volta definito “la Mirafiori di Castel di Lucio”, per l’elevato riscontro occupazionale che, indubbiamente, incide sull’economia dell’intero territorio.

Un attentato incendiario che, come accaduto nel 2012 a danno della stessa impresa con altri 2 attentati che hanno mandato in fumo altrettanti pale meccaniche, una nel territorio di Castel di Lucio e l’altra nell’agro del comune di Tusa, ha scosso Michelangelo Mammana, il fondatore di questa solida realtà e l’intera sua famiglia che, giornalmente, si spende per far crescere l’Azienda. Sulla vicenda, in ogni direzione, indagano i carabinieri della Compagnia di Mistretta, coordinati dal capitano Silvio Imperato, sovraintesa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Messina la quale, per quanto c’è dato sapere, ha avviato una rilevante indagine che, per gli elementi a Lei in possesso da tempo, censisce e riconosce l’esistenza di una locale mafia. Al contrario del messaggio che vorrebbe far passare in giro qualcuno che, nonostante non abbia elementi concreti per poter dimostrare il contrario, formula comunque ipotesi, le più insensate e disparate, sparando “minchiate” qua e la, tanto per discutere di qualcosa che richiami l’interesse di tanti, o peggio, solo per dar fiato alla bocca

Migliaia gli attestati di solidarietà provenienti da ogni dove, che per diversi giorni hanno intasato i telefoni della famiglia Mammana, come tantissimi sono stati i messaggi sui gruppi social dell’Azienda e le visite a Michelangelo per esprimere di persona appoggio e vicinanza. Quello che è mancato, e che non potevamo far a meno di notare, non solo noi, è stato il sostegno forte e visibile della politica del territorio. A parte qualche comunicato di rito, o qualche modesto intervento a margine di qualche seduta di Consiglio, come ad esempio è successo a Tusa,  da parte dei sindaci non è stato dato, né congiuntamente né in maniera singola, un segnale serio, forte, importante.  

Eppure, per due terzi, i dipendenti del Gruppo Mammana sono di Castel di Lucio, Mistretta, Pettineo, Tusa, Motta D’Affermo. Osservare dalle immagini fotografiche come le fiamme abbiano avvolto e distrutto il mezzo meccanico, a distanza di quasi un mese, fa un effetto terribile e crea, nella quasi totalità delle persone, ma ancor più al titolare di quell’impresa e ai suoi collaboratori, una qualche forma di apprensione, visto che con molta probabilità si tratta di un un’azione incendiaria di matrice dolosa. Questo effetto terribile evidentemente non è stato percepito con lo stesso peso dalla politica di territorio dalla quale ci si aspettava un’assemblea pubblica, un consiglio Comunale straordinario, ecc… Qualche azione istituzionale forte che avrebbe avuto modo di marcare, censurare, condannare, in maniera ferma e percettibile, tutti i vili attacchi di questo tipo. Oggi è capitato a Mammana domani potrebbe capitare a qualche altro.

Forse qualche rappresentante delle istituzioni locali è convinto, com’è qualcuno di quelli che parlano “a minchia” solo per dare fiato alla bocca, che Mammana abbia bruciato lui stesso il proprio mezzo meccanico? O è dell’idea diversa rispetto a quella dalla Direzione Investigativa Antimafia la quale ha elementi concreti per poter affermare, come ha fatto nell’ultima relazione semestrale depositata al Parlamento, che nella “zona nebroidea” risulta ancora presente anche la famiglia di Mistretta, legata al mandamento palermitano di San Mauro Castelverde e nel cui ambito opererebbero soggetti dell’estremo territorio del messinese? Lo stesso territorio, per inciso, dove nel 2012 e nel 2024 ha subito gli attentati incendiari Michelangelo Mammana. Qualcuno è tanto vicino a qualchedun altro con pregiudizi di polizia o in odor di mafia, da trovarsi in difficoltà a prendere iniziative solidali di questo tipo per non dispiacere elettori amici e/o parenti? Non lo sappiamo. Quel che sappiamo è che dal vile gesto a danno di un imprenditore, supportato da  SOS Impresa – Rete per la legalità, non è, ad oggi, seguita, da parte delle Istituzione, nessuna azione incisiva. Un’azione incisiva che sarebbe dovuta arrivare per tempo (perché c’è un tempo per ogni cosa) a sostegno dell’imprenditore della sua famiglia, di operai e collaboratori e delle famiglie di quest’ultimi. Dopo quasi un mese, trasporto emotivo e coscienze sono già assopite. Mammana ha già elaborato quanto accadutogli e ripreso, insieme a collaboratori, tecnici, consulenti e maestranze, a vivere nuovamente le sue giornate lavorative con serenità. La politica del territorio ha perso un’occasione.

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Pubblicato da
Giuseppe Salerno