La Regione Sicilia da giorni lavora ad un Piano di Emergenza che, tra l’altro, mira all’individuazione di strutture da adibire a «Covid Hospital», ospedali specializzati nel gestire l’emergenza Coronavirus i quali, in teoria, al loro interno, avranno aree totalmente isolate dal resto della struttura per evitare la propagazione e la diffusione del virus COVID-19. O almeno dovrebbero. Ma si sa, quando incombe l’emergenza, spesso, non c’è tempo per intervenire, sistemare, adeguare, creare le condizioni di sicurezza: si deve correre e basta.

Abbiamo letto e riletto il documento redatto dal Distretto Sanitario D29 a firma degli amministratori dei Comuni di Mistretta, Castel di Lucio, Motta d’Affermo, Pettineo, Reitano, Santo Stefano di Camastra e Tusa, indirizzato ai massimi vertici di Stato e Regione che in questo preciso momento “corrono” per fronteggiare l’epidemia virale. Agli stessi vertici gli amministratori locali chiedono di valutare “l’immediata riattivazione a pieno organico l’Ospedale di Mistretta anche facendo ricorso alle risorse economiche rese disponibili per la protezione civile a seguito della dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Nella nota gli amministratori evidenziano “che nell’Ospedale di Mistretta ci sarebbero circa 60 posti letto disponibili, una vera e propria manna dal cielo per un territorio di frontiera…”

Ma la richiesta del Distretto D29, di “riattivare Mistretta”, fatta in questo preciso momento, potrebbe, e non poco, nuocere alla comunità e al territorio. Noi, tra le righe del documento a firma degli amministratori, abbiamo letto: considerato l’emergenza in atto vi ricordiamo che nel nostro territorio abbiamo una struttura (l’Ospedale di Mistretta) che sarebbe disponibile ad essere riconvertita in «Covid Hospital».

Ovviamente questa è, e rimane, l’interpretazione che abbiamo dato noi alla loro richiesta, e quella di qualche altro cittadino del territorio con cui abbiamo avuto modo di discutere della questione.

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Possibilmente le intenzioni del Distretto D29 saranno state solo quelle che si leggono nella nota: il ripotenziamento infatti di un ospedale, il SS Salvatore, che oggi offre poco dal punto di vista assistenziale, ma in questo preciso momento, di fronte ad un redigendo Piano di Emergenza che mira all’individuazione di strutture da adibire a Covid Hospital, senza alcuna garanzia sul piano degli interventi e rassicurazione sul mantenimento dei reparti esistenti, una richiesta simile, indirizzata ai massimi vertici di Stato e Regione, in cui si legge: “negli ex reparti di chirurgia, medicina e ostetricia, quest’ultimo già medicalizzato, ossia dotato di ossigeno per l’attivazione già prevista di 10 posti suap/comatosi, ci sarebbero circa 60 posti letto disponibili, una vera e propria manna dal cielo”, a nostro modo di vedere la cosa, potrebbe avere risvolti pericolosi.

Gli amministratori, per come la vediamo noi (e non solo) hanno, indirettamente, detto: “portate le persone contagiate qui, abbiamo le strutture e tutto quello che serve”. Cosa ovviamente non vera. Come è vera, o meglio, è inesatta la descrizione, fatta nella lettera, delle condizioni in cui versano i reparti oggi inutilizzati dell’ospedale di Mistretta. Per non parlare del fatto che in quel documento si da l’impressione di non conoscere la differenza che c’è tra un pronto soccorso e un Presidio Territoriale di Emergenza.

Il SS. Salvatore di Mistretta, così com’è, non è in grado di ospitare pazienti di questo tipo, pazienti affetti da COVID-19, per i quali occorre una terapia intensiva dedicata al trattamento intensivo dei soggetti. I locali devono essere dotati di condizionamento ambientale che assicuri le seguenti caratteristiche igrotermiche: temperatura invernale ed estiva compresa tra 20-24°C; umidità relativa estiva e invernale 40-60%; ricambi aria/ora (aria esterna senza ricircolo) 6 v/h. Devono essere dotati di impiantistica: gas medicali; impianto rilevazione incendi; impianto allarme di segnalazione esaurimento gas medicali; impianto di sistema alternativo di generazione dell’energia elettrica. Devono esistere regolamenti interni e linee guida per lo svolgimento delle principali attività concordati con le strutture organizzative professionali interessate, ivi compresi i protocolli di accesso alla degenza stessa.

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L’organizzazione del lavoro deve prevedere le procedure per fornire risposte adeguate sia alle richieste routinarie sia alle richieste in emergenza-urgenza intraospedaliere. Devono essere previste procedure specifiche in caso di malfunzionamento dei gas medicali e del sistema di aspirazione e molto altro. Per non parlare del personale medico ed infermieristico che deve avere delle comprovate esperienze nello specifico settore. Non è semplice organizzare una riconversione. Non lo è in periodi normali, figuriamoci in casi straordinari come l’emergenza Coronavirus, alla quale tutti siamo chiamati a dare il proprio contributo.

Se gli amministratori che hanno sottoscritto la nota sono convinti che l’ospedale di Mistretta nel giro di poco potrà essere riconvertito o i reparti inutilizzabili trasformati in breve tempo in rianimazioni, con tutti i requisiti del caso, allora bene. Avranno fatto bene a scrivere Presidente della Repubblica, al Presidente del Consiglio, al Ministro della Salute, al Presidente della Regione della Regione Siciliana, all’Assessore alla Salute della Regione Siciliana, al Responsabile del Dipartimento di Protezione Civile Nazionale, al Prefetto di Messina, al Responsabile del Dipartimento di Protezione Civile Regionale, al Direttore dell’Azienda Sanitaria Provinciale di Messina.

Avranno fatto bene, in questo momento di crisi e incertezza emergenziale, a chiedere il potenziamento del SS. Salvatore. Avranno fatto bene poiché, in una prospettiva futura, a fine emergenza, il territorio si ritroverebbe con una struttura nosocomiale all’avanguardia e loro potranno dire di aver dato il proprio contributo per il rilancio del territorio e per contrastare la pandemia in corso.

Se l’istanza presentata ai massimi vertici di Stato e Regione viene, in questo preciso momento, presa in considerazione e si andrebbe avanti con l’ipotesi di adibire il SS. Salvatore a struttura «Covid Hospital» e per motivi legati all’emergenza, non ci saranno i tempi per una riconversione strutturale, sul Distretto D29 graverà la responsabilità di aver trasformato un ospedale in un lazzaretto e sancito la fine di un territorio.

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