Il proverbio siciliano, in senso figurato, tratteggia l’inerzia del medico che predilige gli inutili approfondimenti teorici all’azione concreta e proficua rimandando l’urgente operazione sul malato, in fin di vita, che dopo poco muore.

L’ondata di contagi da Coronavirus, che si è registrata sui Nebrodi, ha colto tutti di sorpresa. I più sensibili, coloro i quali sono rimasti profondamente turbati davanti ai numeri dei morti nel nord Italia ad inizio pandemia; quelli meno sensibili che, seppur sconvolti dalla forza aggressiva del virus, vivevano con un certo distacco la problematica e l’emergenza sanitaria; i più ottimisti, sempre pronti sui social a rappresentare le cifre dei contagi, concentrandosi più sui guariti, regione per regione, e meno sui deceduti; i negazionisti, che dall’inizio dell’emergenza sanitaria hanno sempre sostenuto che ci sono meno morti per Covid e più morti per altre cause, deridendo la coesione e la disciplina sociale; gli amministratori dei Nebrodi che, a parte qualcuno più serio e lungimirante, hanno addirittura manifestato contro il Governo regionale aperto all’ipotesi di una riconversione a Covid-Hospital di qualche reparto di ospedale presente nell’area nebroidea.

Tutti, o gran parte, bombardati dall’informazione mediatica, vivevamo si, in qualche maniera, la problematica emergenza coronavirus, ciascuno però in modo differente: in rapporto alla propria sensibilità, al proprio grado di percezione, alle proprie conoscenze medico-scientifiche, alla propria capacità di discernimento, all’esperienza diretta o indiretta vissuta da qualche amico o familiare residente i Lombardia.  Ciascuno dava un peso diverso alla problematica, ma mai, in cuor proprio, ha seriamente pensato che il Covid19 avrebbe potuto investirci o interessarci direttamente. Così da vicino.

Tant’è vero che molti rappresentanti di Enti locali dei Nebrodi, pensando di fare bene e gli interessi delle proprie comunità, si sono messi di traverso sbarrando la strada all’idea di una nuova programmazione dei posti letto in previsione di un aumento della curva dei contagi Covid. Gli unici aperti all’idea di realizzare, presso l’ospedale SS Salvatore di Mistretta, posti letto per pazienti con sintomi che necessitano di assistenza in terapia intensiva o semintensiva, come previsto nell’aggiornamento del Piano Pandemico operativo Covid-19, furono gli amministratori facenti parte del Distretto sanitario D 29, i quali inoltrarono formale richiesta ai massimi vertici di Stato e Regione. Richiesta che noi criticammo per la superficialità e la trascuratezza di molti aspetti di carattere tecnico. Ma questa è un’altra storia.

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Oggi, per la disunione politica territoriale e per l’incapacità di diversi Sindaci, con scarsa attitudine ad individuare i possibili sviluppi di una situazione, che hanno preso e perso tempo, facendo anche perdere tempo al Governo regionale impegnato alla spasmodica ricerca di una soluzione che consentisse di convertire una struttura destinandola ai malati di Covid, ci ritroviamo a fronteggiare il coronavirus senza avere sui Nebrodi nemmeno un reparto, di bassa e media intensità, con posti letto di degenza ordinaria, prontamente utilizzabili in base all’andamento dei ricoveri e progressivamente incrementabili in base al flusso di pazienti Covid.

Alla luce del numero di positivi emersi con il test del coronavirus e dei soggetti che vivono in maniera sintomatica l’affezione, il rischio si fa molto evidente: centinaia di persone affette da Covid, che potrebbero avere bisogno di cure, non essendoci una struttura di bassa e media intensità, verranno lasciate a vivere il loro stato di malessere tra le quattro mura della propria abitazione, isolati da tutti, con tutte le conseguenze del caso, per essere trasferite con urgenza in qualche reparto di terapia intensiva in un secondo momento, quando le condizioni precipitano in modo critico

E’ il caso accaduto a molti pazienti, affetti da Covid, residenti nei diversi Comuni dei Nebrodi nei quali, in questi giorni, si sono registrati parecchi casi di positività. Le condizioni cliniche, specialmente di molti anziani, si sono via via inasprite – a causa di una carente assistenza medica – determinando un peggioramento e il necessario ricovero, come ultima ratio, al Policlinico Universitario di Messina. La gente, in questo momento critico, avrebbe avuto bisogno di un’adeguata è immediata assistenza (che non ha avuto) non certo di teorie quantistiche in grado di spiegare il comportamento del virus. Le chiacchiere sono e rimangono chiacchiere e la politica, che ha dimostrato di non essere capace di dare risposte al territorio, continua discute e ad erigere teorie su organizzazione emergenziale, mentre la gente si aggrava e muore lontana dagli affetti dei propri cari, come lo sfortunato signore di Galati Mamertino di 73 anni, affetto da Covid 19, che si è spento in ambulanza mentre stava per essere trasferito in terapia intensiva.

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