Militello Rosmarino, bagarre in Consiglio: sfiorata rissa tra Riotta e Mileti


Con soltanto due consiglieri di maggioranza (contro sei) non è certamente facile governare. Sicuramente se ne sarà reso conto il sindaco di Militello Rosmarino, Salvatore Riotta, che ieri sera si è dovuto confrontare con il nuovo assetto politico del Consiglio comunale, dopo il voto che ha sancito la sua sfiducia.

Il primo cittadino è rimasto alla guida dell’Ente (grazie all’Assessorato Enti Locali della Regione Siciliana) ma ha perso l’ex assessore e consigliere Benedetto Artino Innaria e il presidente Antonino Mileti, che sono transitati nelle fila degli indipendenti. A sostegno di Riotta sono rimasti solo i consiglieri Angela Musarra e Luigi Lupica. L’Aula, che ha discusso 15 punti all’ordine del giorno, riunita in seduta straordinaria, ha vissuto momenti di tensione in particolare tra il sindaco Riotta e il presidente Mileti. Tra i due, dopo la rottura sulla mozione di sfiducia (Mileti ha votato contro Riotta), gli scontri sono stati particolarmente accesi. Andiamo con ordine.

Il consesso civico è stato convocato principalmente per discutere e approvare la “convenzione per la partecipazione in forma associativa alla richiesta di finanziamento di progetti di rigenerazione urbana per comuni inferiori ai 15.000 abitanti”. Si tratta di poter accedere ad importati finanziamenti, anche del PNRR, insieme ad altri Comuni nebroidei. Il sindaco ha invitato il Consiglio a dare parere positivo. L’invito però non è piaciuto tanto alla capogruppo di minoranza Teresa Travaglia che ha sottolineato l’importanza e la responsabilità della presenza dell’opposizione: “Senza di noi non si approverebbe nulla, non vogliamo ringraziamenti o inviti, conosciamo bene il nostro ruolo, ma vogliamo sottolineare che la maggioranza non è in grado di approvare nulla. Noi lo votiamo convintamente ma è solo grazie a noi se Militello potrà partecipare a questa convenzione”. Un concetto ribadito anche dal presidente Mileti che, nel dichiarare il suo voto favorevole all’atto, ha sottolineato l’importanza del Consiglio: “Lavoreremo sempre per il bene del paese e voteremo gli atti per il bene della collettività. La maggioranza non c’è più ma questo non significa che non voteremo proposte fatte nell’interesse della collettività”. La proposta di convenzione è stata approvata all’unanimità.

La bagarre è scoppiata nel momento in cui si è discusso se approvare il regolamento comunale per la disciplina e l’utilizzo degli impianti di videosorveglianza. Il sindaco ha illustrato l’atto chiedendo il voto favorevole soprattutto perché il Comune attende notizie sulla sua partecipazione ad un finanziamento del Ministero degli Interni per l’istallazione delle telecamere. Il presidente Mileti ha chiesto spiegazioni, in particolare all’ex responsabile dell’Ufficio tecnico (ora consigliere e assessore e consigliere) Luigi Lupica, su una determina, da lui firmata, da 8.174 euro per il posizionamento delle telecamere negli uffici comunali. In soccorso a Lupica, messo alla strette dal presidente, ha provato ad intervenire il sindaco Riotta ma da lì è scoppiata la lite con Mileti che prima gli ha tolto la parola, poi quando i toni sono diventati sempre più accesi, ha chiesto l’intervento del comandante dei Vigili Urbani per far accomodare fuori il sindaco. La seduta è stata sospesa due volte. Alla ripresa il regolamento è stato bocciato con 5 voti a favore e due contrari. Il presidente Mileti ha sottolineato come il regolamento presentato dalla Giunta fosse un copia-incolla di quello di Furnari, visto che per ben due volte veniva citato il paese del Messinese. Mileti ha annunciato che sarà istituita una commissione d’inchiesta su questo punto.

Dopo lo scontro altro voto finito 5 a 2 su una delibera, presentata dal presidente Mileti, che modifica l’articolo 17 del regolamento comunale. Mileti chiedeva una stanza all’interno degli uffici comunali, stanza che il sindaco, nei giorni scorsi, non gli ha mai voluto assegnare. Così Mileti ha proposto la modifica ed ha ottenuto l’ufficio. Il Consiglio ha poi discusso mozioni e interrogazioni (per la maggiora parte ritirate dalla minoranza), in un clima più sereno.

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