Mistretta, festa di San Sebastiano: considerazioni della Commissione Straordinaria


Riceviamo e pubblichiamo, di seguito, alcune considerazioni svolte in data odierna dalla Commissione Straordinaria che amministra il Comune di Mistretta a seguito dello scioglimento dell’Ente per infiltrazioni mafiose

Festa di San Sebastiano, soldato difensore della verità e del cristianesimo, patrono della città di Mistretta

“Il 18 agosto scorso, sfruttando (è questo  purtroppo quello che è avvenuto) l’occasione della festa religiosa di San Sebastiano, è stato affrontato –  con modalità inappropriate – il tema della rinascita della città di Mistretta, unito al desiderio del ritorno della politica nella gestione della cosa pubblica.

Siamo d’accordo su un punto. Il desiderio del ritorno della politica nella gestione del Comune di Mistretta, dopo uno scioglimento degli organi elettivi per mafia, è cosa buona e giusta. Anzi, la restaurazione della politica, tema che esula da una cerimonia religiosa, è prevista e auspicata dal vigente quadro normativo che disciplina anche la durata dello scioglimento per mafia di un ente locale in un lasso di tempo necessariamente ridotto a meno della metà rispetto al regime ordinario (di norma 18 mesi).

Non siamo invece d’accordo sul resto. Il tema della rinascita della città è stato posto in modo palesemente sbagliato se non addirittura provocatorio. E alla provocazione si ha il dovere di rispondere soprattutto se si svolge una pubblica funzione a cui guardano migliaia di persone.

Intanto il tema della rinascita della città è stato artificiosamente spacciato come un tema d’interesse per le classi più deboli e bisognose, quasi a giustificarne il motivo della trattazione in occasione di una festa di religione. Il tema, nella realtà, è ovviamente di carattere generale e interessa un’intera comunità, anche chi è agnostico o ateo. È un fatto di civiltà e di efficienza della pubblica amministrazione e dei servizi da rendere alla collettività. Ma tant’è.

Altrettanto sbagliato, peraltro, proporre il tema come se la gestione del Comune da parte di una Commissione Straordinaria, soggetto non politico, sia stata un male, la causa cioè che avrebbe determinato la morte della città che ora, con il fine mandato dei Commissari, rinascerà a nuova vita.

Concetti questi fuorvianti e pericolosi per la democrazia. Se proprio si doveva parlare di temi non attinenti all’evento religioso allora sarebbe stato forse più aderente alla realtà testimoniare pubblicamente l’opera di risanamento del Comune e di ripristino della legalità, peraltro apprezzabile mediante la semplice lettura degli atti commissariali adottati e pubblicati.

È stato erroneamente sottolineato altresì come il presunto  decoro della città sia stato calpestato da uno scioglimento per mafia, che, a questo punto, suonerebbe come un provvedimento che non si sarebbe dovuto adottare.

Quindi la Commissione di accesso ha valutato male la gestione della passata compagine politica, la Prefettura e il Ministero dell’Interno non dovevano determinarsi per lo scioglimento, il Presidente della Repubblica non doveva nominare la Commissione che, conseguentemente, non si doveva insediare e non doveva amministrare per evitare di offendere la sensibilità dei mistrettesi tutti  ??

Diciamo le cose per come sono e censuriamo critiche stucchevoli, abbondantemente contraddette dai fatti. Lo scioglimento non è certo colpa dei Commissari ma di quel ristretto gruppetto di cittadini mistrettesi che hanno amministrato male il proprio Comune, creando così le basi/presupposto dello scioglimento e del danno d’immagine della città. La verità è questa ed è bene sottolinearla ora, prima delle consultazioni elettorali, a beneficio di tutti, per orientare preferenze consapevoli, scevre da scambi o favori.

La città potrà veramente rinascere grazie al lavoro assicurato in questi ultimi anni dalla Commissione Straordinaria. Il bilancio è risanato, sono state introdotte regole e sono state avviate opere pubbliche impensabili fino a poco tempo fa. Le persone libere lo sanno ma è bene ribadirlo nell’ottica di educare alla legalità, a volte calpestata. Questa è la storiella da raccontare a tutti e non altro.

Spiace rilevare come il desiderio, certamente legittimo per un “cives”, un pò meno per altri, di accreditarsi come “opinion leader” della comunità amastratina, disconoscendo tuttavia la realtà dei fatti e ricorrendo a slogan del politichese più stantìo e retrogrado, trovi ancora le sue ragioni, dopo oltre 2 anni di sana gestione commissariale, nella falsa ipocrisia, ammantata da disonestà intellettuale.

Fenomeno questo che purtroppo è riscontrabile anche in fantomatici comitati di cittadini che, ad una attenta valutazione, non rappresentano nessuno in quanto non risultano essere portatori di legittimi interessi collettivi e diffusi. Sarebbe consolatorio pensare che tutto ciò sia frutto della inconsapevole ignoranza dei fatti e delle norme legislative ma purtroppo ignoranza non è.

Parliamoci chiaro.. è un bene che la politica torni a gestire il Comune, ma la politica deve essere guidata da principi morali perché la politica senza etica ha dato prova (parlano, al riguardo, i pregressi atti pubblici) di voler scientificamente affossare il Comune,  portandolo concretamente al dissesto finanziario e al fallimento.

La classe politica che ha governato il Comune ha garantito un sistema di pessima gestione del patrimonio immobiliare pubblico per fini elettorali e di conservazione del consenso. Non si spiegherebbe infatti la mancata adozione nel tempo di regole generali con lo scopo di perseguire gli interessi di tutti senza distinzione di appartenenza politica o vicinanza.

Regole che invece la Commissione ha adottato nonostante i falsi esposti, le indebite pressioni ricevute e gli ostacoli dei numerosi ricorsi amministrativi e giurisdizionali avanzati da chi si oppone al cambiamento. Ora sarà compito della politica sana farle rispettare, dopo libere consultazioni elettorali e l’insediamento dei rappresentanti della cittadinanza nell’organigramma dell’ente civico per funzionare come strumenti di governo di esso. Come è giusto che sia.

Tutto questo a onore della santa verità e per il rispetto che si deve alla figura di San Sebastiano, patrono della città e patrimonio del  cristanesimo.”

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