Operazione Alastra, il ruolo di “u zu Iachinu” nell’interesse del mandamento

di Giuseppe Salerno
01/07/2020

L’operazione “Alastra” ha assestato un duro colpo al mandamento di San Mauro Castelverde ed il fermo di indiziato di delitto, emesso dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo,  ha aperto le porte delle  carceri di Parma e Voghera e della Casa Circondariale Pagliarelli di Palermo ad 11 persone ritenute a vario titolo responsabili di associazione mafiosa e altro.

Le più recenti investigazioni hanno dimostrato che sul territorio del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde continuano tuttora a spadroneggiare i membri della famiglia “allargata” dei Farinella, comprensiva anche, tra gli altri, del capomandamento Francesco Bonomo e dei suoi stretti congiunti, per nulla intimoriti dalle numerose e severe condanne riportate e dal lungo periodo di carcerazione sofferto da alcuni dei membri di maggiore spicco. Piuttosto, lo stato detentivo di questi ultimi ha costretto le nuove leve, in primis Giuseppe Farinella, classe 1993, nipote dello storico capomafia omonimo, ed i vecchi mafiosi a piede libero, come Gioacchino Spinnato, detto “Iachino”, il 68enne nato e residente a Tusa, ad attivarsi per mantenere le “vecchie” estorsioni e per inoltrarne di nuove, in modo da mantenere in auge la famiglia mafiosa e da garantire il pieno controllo del territorio.

Nel farlo Giuseppe Farinella e sodali hanno mostrato il volto aggressivo di Cosa Nostra, affrontando le vittime a muso duro, approfittando della spregiudicatezza di alcuni dei nuovi membri – primo tra tutti Giuseppe Scialabba, fedele spalla del giovane Farinella ed ossessionato dalla sua mafiosità – e spendendo il nome dei vecchi mafiosi al fine di rinverdire la loro capacità intimidatoria. Gioacchino Spinnato, considerato un “uomo d’onore” alla vecchia maniera, dava un certo spessore al sodalizio mafioso di San Mauro Castelverde la cui appartenenza al mandamento è stata affermata per la prima volta con sentenza emessa il 22.12.1999 dalla Corte di Assise di Palermo, confermata con sentenza di Appello divenuta irrevocabile il 15.2.2002. In tale frangente Spinnato ha riportato condanna alla pena di anni sei per il reato di associazione mafiosa commesso sino alla data della sentenza di primo grado.

Dalla lettura della motivazione si evince che già a quella data era emerso, tra gli altri, lo strettissimo legame del mafioso tusano con Domenico Farinella, odierno indagato. Spinnato, inoltre, in passato ha curato il delicato compito di vigilare sulla sicurezza degli incontri tra due dei maggiori esponenti di Cosa Nostra (Giovanni Brusca e Leoluca Bagarella), di condurli nei luoghi prestabiliti per gli appuntamenti riservati e di assicurarne poi il ritorno a casa; e ciò in epoca in cui entrambi erano latitanti e attivamente ricercati dalle Forze dell’Ordine. Le recenti indagini hanno dimostrato che Giovacchino Spinnato, chiamato dai più giovani u zu “Iachino”, ha esercitato le funzioni mafiose di coordinamento con gli appartenenti alla storica famiglia dei FARINELLA ponendosi quale punto di riferimento sul territorio. Dagli atti emerge che lo stesso è inserito e ben radicato nell’organizzazione cosa nostra nonostante la sua età e le precedenti condanne, tant’è che soggetti di chiaro stampo e rango mafioso (come testimonia l’attuale collaboratore Filippo Salvatore Bisconti) si sono sentiti in “dovere” di recarsi presso la sua dimora a Tusa per relazionarsi su vicende illecite.

L’anziano mafioso, infatti, vanta uno stretto rapporto di parentela “acquisita” con Domenico Farinella, che ha scelto quale testimone di nozze e gli assegna dal carcere il ruolo sovraordinato nei confronti del giovane ed inesperto figlio Giuseppe Farinella; tale ruolo si è poi estrinsecato nelle varie occasioni, documentate dagli inquirenti, i cui il l’emergente Giuseppe prima di prendere decisioni importanti ha “dovuto” relazionarsi con lo Spinnato. Dalle indagini emerge che spesso, u zu “Iachino”, accompagnava ed assisteva le nuove leve nelle condotte illecite poste in essere nell’interesse del mandamento. come, ad esempio, quando si recava, assieme a Giuseppe Scialabba, a Castel di Lucio da Antonio Alberti, colui che aveva inoltrato la richiesta estorsiva all’imprenditore Michelangelo Mammana e che era stato incaricato di prendere contatti con Ippolito.

 

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