A San Marco d’Alunzio ieri c’è stato il primo decesso da coronavirus.

La notizia è stata data dal sindaco Dino Castrovinci e ha scatenato alcune polemiche sui social network. Infatti alcuni utenti, e alcune persone che hanno scritto alla nostra redazione, lamentano non solo il ritardo con cui è stata data comunicazione ma temono anche che possa nascere un possibile rischio “focolaio”, visto che la salma dell’uomo, deceduto il 25 marzo per complicazioni cardiache, e risultato poi positivo al tampone per il Covid 19, risulta non ancora tumulata e attualmente è lasciata nella cappella del cimitero del Comune nebroideo.

Prova a fare chiarezza su tutto e a rispondere alla critiche l’amministrazione comunale. Abbiamo infatti contattato lo staff del primo cittadino che ha voluto rassicurare la cittadinanza.

“Non c’è alcun rischio epidemiologico o di contagio – spiegano dal Comune -. La salma è stata subito sigillata e chiusa. E’ in corso l’iter per il disbrigo delle pratiche della sepoltura. Non siamo ancora riusciti a rintracciare i parenti”.

Sulle critiche per il ritardo comunicativo lo staff del sindaco spiega che “le procedure sono state cambiate più volte e c’è stato un errore nella trasmissione dei dati dovuto al fatto che nella struttura erano presenti due persone con lo stesso nome. Un caso di omonimia insomma”. 

Alcuni sindaci dei Nebrodi hanno chiesto che San Marco d’Alunzio diventi “zona rossa”, come Troina, Villafrati, Salemi e Agira, una richiesta questa respinta dal Comune aluntino.

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“Non c’è alcune possibilità che l’Ente possa essere dichiarato zona rossa. Abbiamo solo 4 casi positivi, tutti a casa, 40 famiglie in isolamento fiduciario. Gli altri sono stati trasferiti. Gli aluntini stanno seguendo alle lettera tutte le indicazioni”.