E’ giunto alla quinta udienza il processo “Concussio” a carico di nove indagati tra cui Giuseppe Lo Re, detto Pino, 56 anni, di Caronia, ritenuto esponente del mandamento mafioso di San Mauro Castelverde, (detenuto presso la Casa Circondariale di Siracusa); Isabella Di Bella, la cartomante 69enne di Acquedolci, zia di Lo Re (sottoposta alla misura dell’obbligo di dimora) e Vincenzo Tamburello, 42 anni, ex consigliere comunale di Mistretta (agli arresti domiciliari), accusati di “tentata estorsione in concorso aggravata dal metodo mafioso”.

L’operazione fu condotta dai militari del Comando Provinciale Carabinieri di Messina che, nell’aprile del 2018, hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Messina su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo peloritana, guidata dal Procuratore della Repubblica Maurizio De Lucia.

Secondo l’accusa, i tre, avrebbe imposto il pizzo sui lavori di restauro delle opere di «Fiumara d’Arte», mentre era in corso la gara, indetta dal Comune di Mistretta, per i lavori di valorizzazione e fruizione del patrimonio artistico contemporaneo nebroideo.

Oggi a deporre in aula, al Tribunale di Patti, a cospetto del collegio giudicante, formato dal presidente Ugo Scavuzzo, giudici Eleonora Vona e Francesco Torre, l’indagato Vincenzo Tamburello il quale, incalzato dalle domande del pubblico ministero, Francesco Massaro, respinge le accuse a suo carico e racconta come e quando avrebbe conosciuto Pino Lo Re, quali fossero i rapporti con lo stesso, in quali circostanze s’incontra con i coniugi imprenditori edili, Rosario Fortunato e la moglie Barbara Scaffidi (persone offese nel processo Concussio), come, perché e quali fossero i rapporti che intrattenesse con gli stessi.