La Procura della Repubblica del Tribunale di Patti, diretta dal dott. Angelo Cavallo, ha chiesto il rinvio a giudizio per 5 soggetti tra cui l’ex sindaco di Tusa, Angelo Tudisca – oggi vicesindaco del comune alesino – per il responsabile area tecnica del medesimo comune, Giuseppa Levanto, per un ex consigliere appartenente al gruppo di maggioranza, Paolo Barbera – oggi presidente del Consiglio comunale di Tusa – e per altri due soggetti titolari e gestori, di fatto, della ditta Barbera Servizi e Logistica s.r.l.s., con sede a Tusa, che, dal 2014 fino al 2017, ha gestito l’appalto per la raccolta e trasporto dei rifiuti solidi urbani prodotti dai comuni di Tusa e Motta D’Affermo.

Le accuse nei confronti degli indagati sono: abuso d’ufficio, la turbata libertà della scelta del contraente, interruzione di pubblico servizio e una serie di reati ambientali ed urbanistici di natura contravvenzionali.

I reati contestati dalla Procura della Repubblica di Patti, emergono da un’ attività investigativa avviata nel marzo 2017 e portata avanti, sul territorio della Valle dell’Halaesa, dai carabinieri della Compagnia di Mistretta, all’epoca dei fatti, coordinati dall’allora capitano Filippo Lo Franco. Nel corso di una serie di sevizi, volti alla prevenzione e repressione di reati in materia ambientale, i militari dell’Arma, nella  primavera del 2017, fecero accesso nell’area in cui la ditta Barbera Servizi e Logistica s.r.l.s, da circa tre anni e mezzo, gestiva il servizio di raccolta rifiuti solidi urbani per conto del Comune di Tusa.

L’area in cui operava l’impresa, ricade nella frazione di Castel di Tusa, nella sponda adiacente al greto del fiume Tusa, in prossimità della foce dell’omonimo corso d’acqua, luogo da cui prende il nome la fondazione “Fiumara d’arte” ed in cui sono presenti due importanti monumenti: “la materia poteva non esserci”, l’opera di Pietro Consagra che si sviluppa su due piani, uno bianco ed uno nero e la straordinaria “piramide”, scultura monumentale dell’artista Mauro Staccioli che si affaccia sulla fiumara e coincidente col trentottesimo parallelo.

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A seguito del controllo a carico dei titolari della ditta, vennero contestati numerosi reati ambientali: un’attività di gestione rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi non autorizzata, una discarica abusiva di rifiuti ingombranti, rifiuti pericolosi che inquinavano il fiume Tusa a causa dello sversamento, nello stesso, di tutto il percolato prodotto dai rifiuti urbani nei tre anni e mezzo di attività della ditta, attraverso una conduttura sotterranea, creata opportunamente dai titolari, che portava alla foce del fiume e quindi nel mare. Situazione, quest’ultima, che rischiò di compromettere il terzo importante riconoscimento Bandiera Blu comunque assegnato, qualche mese più tardi, al borgo marinaro di Castel di Tusa. Riconoscimento attribuito, oltre che per le peculiarità della costa che si affaccia sul mar Tirreno, per i servizi offerti, misure di sicurezza, per l’educazione ambientale e la qualità delle sue acque di balneazione che accreditano il piccolo borgo marinaro tra le migliori mete balneari Internazionali.

Dai controlli da parte dei militari dell’arma emersero anche presunte violazioni urbanistiche poiché, secondo l’accusa, la ditta che operava da diversi anni sul territorio tusano, non avrebbe chiesto alcuna autorizzazione al Comune per la costruzione di alcuni fabbricati e manufatti, e quelle alla sovrintendenza dei beni culturali, trattandosi di zona soggetta a vincolo paesaggistico.

A seguito delle contestate violazioni ambientali, urbanistiche e paesaggistiche i Carabinieri acquisirono, presso il Comune di Tusa, gli atti relativi all’affidamento del servizio di raccolta rifiuti alla ditta in questione, formalmente di proprietà del fratello di un consigliere comunale di maggioranza, ma di fatto – secondo gli inquirenti – gestita anche da quest’ultimo. Per ben due volte in tempi diversi, emerge ancora dall’indagine, erano state svolte, da parte del sindaco del Comune di Tusa, Angelo Tudisca, e del responsabile dell’area tecnica, l’ingegnere Giuseppina Levanto, delle licitazioni private ritenute dagli inquirenti in totale violazione delle prescrizioni imposte dalla legge sugli appalti.

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L’accusa sostiene che avrebbero di fatto agevolato la ditta di proprietà del fratello di un consigliere di maggioranza, consentendogli di gestire il servizio, economicamente più importante del Comune, dal valore di 24.000 euro più iva al mese, per più di tre anni, per un importo complessivo di circa 950.000 euro, in assenza di qualsivoglia autorizzazione urbanistica, ambientale e paesaggistica.

Lex Sindaco, in particolare, che secondo l’accusa facendo ricorso improprio a molteplici ordinanze contingibili ed urgenti, ha affidato reiteratamente tale servizio dichiarando in capo alla ditta il possesso delle autorizzazioni e pareri igienico-sanitari necessari, sarà chiamato a rispondere di abuso d’ufficio.

Al Comune di Tusa l’Autorità giudiziaria ha fatto notificare il provvedimento per dare la possibilità all’Ente, nel processo penale, di costituirsi in giudizio introducendo al suo interno l’azione civile volta a ottenere dagli imputati e dal responsabile civile il risarcimento dei danni prodotti dal reato. Su questo argomento alcuni consiglieri di minoranza, appartenenti alla compagine politica “Uniti per Tusa” sono convinti che il minimo che avrebbe potuto fare l’organo di Governo sarebbe stato riconoscere il Comune di Tusa parte offesa nel relativo procedimento penale – che inizia il prossimo autunno – con conseguente diritto alla costituzione parte civile.

Il primo cittadino di Tusa, Luigi Miceli, sottolineando che il servizio rifiuti, oggi, ha raggiunto livelli di eccellenza, tanto che il comune di Tusa è stato recentemente premiato come comune virtuoso, ha ritenuto, come d’altronde ha fatto l’Assessorato Regionale al Territorio, di non costituirsi parte civile poiché l’Ente – secondo lo stesso – non ha subito alcun danno.