Da quasi cinque anni a Galati Mamertino c’è un’amministrazione da sola al comando: non c’è opposizione, non c’è rappresentanza in Consiglio comunale. Ma ci sono frizzi, lazzi e sbarazzi con tanto di selfie. Ed è passata l’idea che l’unica informazione non dubbia sia quella delle veline che molto spesso vengono propinate ai giornali. Perché il modello sembra essere diventato, da queste parti, la Polonia dell’ultradestra o l’Ungheria, dove chiude l’ultima radio che critica il premier Orban.

L’occasione per questa nostra umile riflessione ci è fornita da un intervento, abbastanza fuori luogo e sopra le righe, dell’assessore e vicesindaco Vincenzo Amadore rapidamente intervenuto per precisare alcuni passaggi del nostro servizio sul prosciuttificio. Basterebbe in fondo rispondere alle telefonate dei nostri cronisti – quando chiamano per verificare notizie su Galati – per evitare di sprecare tempo sui social. Nell’ultimo pezzo, per fare un esempio, “Galati Mamertino, amministrative 2021: una poltrona per tanti”, il cronista che si è occupato della questione, prima di pubblicare l’articolo ha fatto quattro telefonate al sindaco e al vicesindaco galatese, ma senza riuscire una volta a parlare con loro. Capiamo bene che ognuno ha le sue passioni: al telefono i selfie non si possono inviare.

La questione, non se ne abbia a male il vicesindaco-assessore, non è congiunturale, non è di oggi. Le paure dei cittadini su un paventato trasferimento del prosciuttificio derivano forse dall’assenza di informazioni sul destino di questa struttura che, per quanto in parte sgangherata, ha garantito a un gruppo di imprenditori un servizio. Sappiamo anche di piccoli imprenditori che hanno bisogno urgente di quell’impianto, in un settore, come quello dei salumi da suino nero dei Nebrodi, che in questi anni è esploso sui mercati. I mercati, come è ovvio, non aspettano la politica, non si muovono sulla logica di un post su Facebook. Sarebbe il caso, forse, di ascoltare di più il territorio, i cittadini, gli imprenditori e cercare di capire.

Come questo giornale ha correttamente intuito, sin dal primo articolo pubblicato su queste pagine, la filiera delle carni, e in particolare quella dei salumi, aveva ed ha grandi potenzialità in un mercato corretto e non assistito. Ci sarebbe spazio per continuare a discutere di altro: di latte e formaggi, della ristorazione di qualità, dell’ospitalità e del turismo verde. Può un paese come Galati Mamertino avere l’ambizione di diventare un modello? Certo che può e può farlo in un ambito economico come l’agroalimentare di qualità che è cresciuto e continua a crescere.

Se già da tempo fosse stato avviato l’Incubatore, forse oggi vi sarebbero anche piccole imprese, create dai giovani, pronte a fare innovazione, a sviluppare nuovi progetti, a creare nuovi servizi per gli imprenditori galatesi. Ma così non è, e mentre le veline viaggiano veloci, la sostanza rimane sempre quella: Galati Mamertino rischia di passare alla storia per aver perso opportunità. Nulla di personale, ovviamente. Ma qui l’unico dubbio che viene è sulle capacità degli amministratori di immaginare uno sviluppo vero per questo territorio.

Foto di Nino Serio